Cefalea cronica: progetto innovativo di cura
17.11.2025 – 18.15 – È stato presentato questa mattina all’Ospedale di Cattinara il progetto regionale sperimentale dedicato alla cura della cefalea primaria cronica, un’iniziativa che punta a trasformare radicalmente la presa in carico dei pazienti attraverso una rete multidisciplinare e multilivello. Il programma, finanziato dalla Regione Friuli Venezia Giulia e realizzato da ASUGI – Clinica Neurologica e Centro Cefalee, rappresenta un modello innovativo destinato a migliorare diagnosi, accesso ai servizi e qualità delle cure. Alla presentazione sono intervenuti il direttore della Clinica Neurologica, prof. Paolo Manganotti, il direttore del Centro Cefalee, dott. Antonio Granato, il consigliere regionale Claudio Giacomelli e il presidente dell’Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri, dott. Cosimo Quaranta. Secondo quanto illustrato, il progetto nasce dall’esigenza di potenziare il personale sanitario, ridurre le liste d’attesa e favorire una migliore comunicazione tra specialisti, medici di medicina generale, psicologi, fisioterapisti e pronto soccorso. Elementi essenziali per affrontare una patologia che l’OMS considera tra le principali cause di disabilità al mondo e che, nella sua forma cronica, incide in modo significativo sulla vita quotidiana dei pazienti.
Avviato ad aprile 2025, il programma prevede la creazione di una rete integrata per la gestione del paziente cefalalgico. Sei gli obiettivi operativi: mappatura degli accessi, potenziamento della presa in carico, formazione degli operatori, informazione alla popolazione, introduzione di interventi psicologici come la terapia cognitivo-comportamentale e la mindfulness, e incremento dei trattamenti di neuromodulazione non invasiva. Si tratta di terapie efficaci e con scarsi effetti collaterali, utilizzabili anche in alternativa ai farmaci, in particolare per donne in gravidanza o allattamento. Il consigliere Giacomelli ha ricordato come il progetto sia stato reso possibile da uno stanziamento regionale che ha colmato un vuoto rispetto ai finanziamenti nazionali previsti dai decreti attuativi della Legge 81/2020, che riconosce la cefalea cronica come malattia sociale. «Era necessario dare una risposta concreta a un problema sanitario, sociale ed economico rilevante», ha dichiarato, sottolineando il ruolo del Centro Cefalee di Trieste come “assoluta eccellenza” del territorio. Grazie al finanziamento sono stati attivati nuovi ambulatori dedicati nei due macrodistretti di Trieste e sono state potenziate le risorse professionali con l’ingresso di un infermiere dedicato, uno psicologo e un fisioterapista. Questo permette di visitare circa mille pazienti in più ogni anno, su un bacino territoriale di circa 200 mila abitanti, con una prevalenza stimata di forme croniche pari al 5%.
Granato e Giacomelli hanno evidenziato come il nuovo modello consenta ai pazienti di accedere ai trattamenti di secondo livello, riservati ai centri accreditati regionali e caratterizzati da un’efficacia elevata e da effetti collaterali quasi nulli. Tre gli step ritenuti decisivi: reclutare i pazienti, formulare diagnosi accurate e garantire terapie adeguate e personalizzate. «L’obiettivo – ha concluso il prof. Manganotti – è costruire un modello organizzativo replicabile in tutta la regione, capace di unire ospedale e territorio e offrire un percorso di cura realmente efficace». La sperimentazione triestina si candida così a diventare un riferimento regionale per la gestione della cefalea cronica, con un approccio che intreccia competenze diverse e punta a un miglioramento concreto della qualità di vita dei pazienti.
[f.v.]



