Marche

tormenta la prof, finisce a processo. «Pensavo fosse innamorato, voleva solo avere una casa»

ANCONA La conoscenza al Piano sfociata in simpatia e diventa poi, forse, qualcosa di più. Sette mesi in armonia spazzati via dal lancio di sassi contro casa, pedinamenti, minacce di morte e problemi causati sul posto di lavoro della donna, con tanto di chiamate a raffica e l’invio di mail con allegate foto hot. È questo il quadro delineato ieri in aula da una 55enne che, con le sue 5 denunce, ha trascinato a processo un senza fissa dimora di 48 anni. Quell’uomo a cui si era affezionata nella primavera del 2023, dandogli anche ospitalità (pochissime volte per lei) e andando con lui in vacanza a Riccione.

Le contestazioni

Il 48enne è a processo per stalking, interruzione di pubblico servizio e getto pericoloso di cose. Gli atti persecutori hanno due parti offese: la 55enne ma anche la scuola media dove la donna lavora, operando in segreteria pur avendo un ruolo da docente. Proprio la linea della scuola sarebbe stata tartassata di telefonate nel febbraio del 2024. «Lui chiamava tutti i giorni, era un continuo» ha detto la donna in aula. «Si spacciava anche da brigadiere, pur non essendolo. Ha continuato per un mese». E poi, le foto hot. «Era arrivata una mail all’indirizzo istituzionale con allegate delle foto a luci rosse, non mie» ha continuato la 55enne, che non si è costituita parte civile. Per il pressing telefonico, l’imputato deve anche rispondere di interruzione di pubblico servizio.

«Quando uscivo di casa per andare al lavoro mi pedinava, per l’ansia mi sono dovuta comprare lo spray al peperoncino che una volta gli ho anche spruzzato addosso». Gli atti persecutori sarebbero partiti nel dicembre del 2023, dopo la decisione di lei di allontanarsi dal 48enne. «Pensavo fosse innamorato, invece mi aveva puntato solo perché voleva avere una casa dove poter stare». La donna ha raccontato dei dispetti domestici, come il «contatore della luce manomesso», oppure il lancio di sassi contro casa. «Mi ritrovavo anche i vigili del fuoco sotto il palazzo, li chiamava lui». E le minacce: «Mi ha detto che mi avrebbe messo su una sedia a rotelle». L’imputato, difeso dall’avvocato Maila Catani, respinge le accuse. Si sarebbe trattata di un rapporto fumantino, dove lui sarebbe stato anche picchiato con una prognosi di 30 giorni.




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