Abruzzo

I carabinieri ricordano i caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace e il 22^ anniversario della strage di Nassiriya


È stata celebrata, nella mattinata di mercoledì 12 novembre, la commemorazione della 17^ giornata del ricordo dei caduti militari e civili nelle missioni internazionali per la pace e del 22^ anniversario della strage di Nassiriya. 

Alla cerimonia, presso il “monumento al carabiniere” nei giardini adiacenti la Compagnia carabinieri di via Ricciardi a Chieti Scalo, hanno presenziato le più alte cariche militari e civili della provincia, nonché molti carabinieri in servizio e in congedo con i loro familiari, una rappresentanza dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo di Chieti e dell’Associazione nazionale forestale con i gonfaloni. Presente anche una rappresentanza di alunni della scuola primaria dell’istituto Comprensivo “Chieti n.3” di via Pescara accompagnata dai docenti.

Dopo la deposizione di una corona di alloro al monumento al carabiniere da parte del generale di Brigata Gianluca Feroce, comandante della Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise”, del prefetto di Chieti Gaetano Cupello e del comandante dell’Ufficio documentale dell’Esercito di Chieti, ten. col. Adolfo Felicissimo,  sono stati menzionati i nomi di tutti i caduti nelle missioni internazionali per la pace.

In particolare, è stato ricordato il sacrificio del maresciallo aiutante dell’Arma dei carabinieri Franco Lattanzio, caduto a Nassiriya, in Iraq, il 27 aprile 2006 all’età di 38 anni, nel corso della missione internazionale di pace “Antica Babilonia”, all’epoca dei fatti effettivo al Nucleo
investigativo del comando provinciale Carabinieri di Chieti a cui è stata conferita la “Croce d’onore alla memoria alle vittime di atti di terrorismo o di atti ostili impegnate in operazioni militari e civili all’estero”

 “Componente del plotone info-investigativo dell’unità di manovra del Reggimento Msu nell’ambito dell’operazione Antica Babilonia, nel corso di trasferimento presso il Provincial Joint Operation Centre a bordo di convoglio blindato, veniva mortalmente investito dalla deflagrazione di un insidioso ordigno di devastante potenza, fatto esplodere da ignoti terroristi al passaggio degli automezzi. Chiaro esempio di elette virtù militari, elevatissimo senso del dovere e assoluta dedizione al servizio costantemente testimoniati fino all’estremo sacrificio contribuendo ad elevare il prestigio dell’Italia, delle sue Forze Armate e dell’Arma dei Carabinieri” è stato letto nella motivazione. 

Il generale di Brigata Gianluca Feroce ha voluto ricordare che la ricorrenza “non è solo un appuntamento istituzionale, è un atto del cuore, è un giorno in cui la memoria si fa dovere e il silenzio si fa preghiera, unendo idealmente il presente al sacrificio di coloro che, con coraggio e dedizione estrema, hanno onorato la bandiera italiana, il giuramento prestato e l’uniforme.Ricordare è un verbo che non ammette passività; significa rendere viva la testimonianza dei nostri caduti, farla germogliare in nuove generazioni animate dagli stessi ideali di legalità, giustizio e solidarietà internazionale. La 22^ ricorrenza della strage di Nassiriya non è una semplice data nel calendario, ma un monito inciso a fuoco nella nostra coscienza. I nostri carabinieri erano lì schierati nella missione Antica Babilonia, impegnati nella ricostruzione di una nuova polizia irachena, nel ripristino dell’ordine degradato e nella protezione della martoriata popolazione civile”.
 

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Quanto al maresciallo Franco Lattanzio, ricordato a Chieti con commozione e ammirazione, il comandante Feroce ha parlato di lui definendolo “un investigatore di razza, un carabiniere di alto profilo che ha portato la sua professionalità e il suo senso del dovere fino in Iraq. La sua presenza a Nassiriya era l’espressione più pura del nostro credo: essere ovunque ci sia bisogno, sempre al servizio della legalità, non importa quanto sia alto il rischio. È l’etica del servizio che distingue il Carabiniere. Essa si fonda sui valori di lealtà, onore e disciplina e, sopra di ogni cosa, di umanità. La storia ci insegna che il sacrificio individuale è spesso il seme della libertà collettiva e
della pace”.  

Il generale Feroce ha infine rivolto parole di gratitudine alle famiglie di ogni caduto, “il cui dolore non conosce tempo” ha detto rivolgendo “il più profondo sentimento di vicinanza e gratitudine di tutta l’Arma dei carabinieri”. Al termine della celebrazione il cappellano militare, don Claudio Recchiuti, ha recitato una preghiera in ricordo dei caduti.


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