L’uomo che tocca le corde di Sinner: “Quanta scienza c’è nella racchetta”
TORINO – C’è chi lo chiama lo scienziato delle racchette, chi lo ha soprannominato “Racquet man”; per tutti è l’incordatore di Jannik Sinner. Andrea Candusso, 48 anni da Rubiana, Torino, ha in mano il destino dell’attrezzo più sognato dagli appassionati di tennis: la racchetta del campione altoatesino.


La passione per le racchette
Venticinque anni da maestro di tennis, una laurea in Scienze motorie, un master in Psicologia, Candusso ha sempre avuto una passione speciale per le racchette, «tanto che poi ho cercato di adattare un approccio scientifico al tennis oggettivando i dati scientifici. Oggi mi definisco un biomeccanico dell’attrezzatura che segue a 360 gradi l’evoluzione dello sport; e nessuno al mondo ci aveva ancora provato».

L’incontro con Sinner a Bordighera
L’incontro fra Jan e Andrea è una scintilla che si accende, un perfezionista che incontra un altro perfezionista: «Ci incontrammo a Bordighera nel 2018. Jan non aveva ancora 17 anni ed era nei top 800 al mondo, ma già si capiva che era un predestinato — fruga nei ricordi Candusso — . Non era come gli altri: aveva un carattere quadrato, una convinzione ferrea, una mentalità già professionale; e la metodicità era la stessa di oggi».
Quando Sinner si incordava da solo le racchette
Erano gli anni in cui Jannik, per non pesare troppo sulle spese di casa, si era comprato una macchina per incordarsi da solo le racchette, e «in fondo il mio fu un investimento sul suo talento — aggiunge Andrea — . Perché io sottoposi il suo attrezzo a tutti i test e poi gli proposi le migliorie del caso, ma senza farlo pagare: ero convinto che sarebbe tornato utile a tutti».

Vide lungo, quel giorno, l’ex maestro Candusso: «Jan si fidò di me e fu contento della mia scelta che alla lunga ci ha legato tantissimo». Anche perché preparare al meglio la racchetta vuol dire potenziare l’accelerazione del braccio, aumentare la velocità di palla ed evitare gli infortuni: «È un frullato di ingredienti ma se sbagli di pochi grammi il settaggio crei sovraccarichi e provochi patologie. Che Sinner, per fortuna, non ha mai avuto».
Le racchette per gli Australian Open
Il resto è la crescita che tutti conosciamo. Non è mai cambiata la tensione delle racchette a 28 chili, alta visto che in media varia fra i 22,5 e i 23 chili. Il loro rapporto, costruito sulla stima reciproca, sfocia anche in episodi curiosi come quando, due anni fa, si trattò di preparare le racchette da utilizzare agli Australian Open: «Jan voleva un lotto di racchette nuove ma la Head era in ritardo sui tempi di consegna al mio laboratorio — ricorda Candusso — . Le dodici racchette arrivano il 23 dicembre e io ci ho lavorato alla vigilia e a Natale. A venirle a prendere fu lo stesso Sinner che a Santo Stefano era di rientro a Montecarlo dopo il Natale a casa. Ci incontrammo alle 22 all’uscita di Collegno sulla tangenziale di Torino: lui era incappucciato, ma un automobilista lo riconobbe, e chissà cosa pensò…».
La startup delle racchette
Il passaparola lo ha presto trasformato nel guru dell’incordatura: Candusso ha creato un gruppo di lavoro con ingegneri e informatici e ha lanciato HyperTennis, una startup incubata nel Politecnico di Torino per sviluppare una tecnologia legata al tennis. Funziona come l’occhio di falco: un kit di telecamere collegate a un computer che rileva una serie di dati del tennista in campo. Candusso continua però anche a preparare le racchette di Sinner, quelle di Vavassori e di Sonego, «e quelle della squadra kazaka di Coppa Davis che conobbi a Bra, una dozzina d’anni fa». Perché è da lì che tutto iniziò.
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