Upchuck – I’m Nice Now
La cantante KT racconta di aver sempre avuto dentro di sé una rabbia profonda, ben prima di poterla esprimere attraverso la musica con gli Upchuck, punk band di Atlanta.
Il loro nuovo album,” I’m Nice Now”, è il debutto su Domino ed è stato registrato in Texas con il produttore Ty Segall. Nonostante il titolo possa suggerire una maggiore “gentilezza”, non si tratta di debolezza, ma di autoconservazione: un modo per restare lucidi in un mondo caotico e stressante. Il disco è carico di energia e rabbia, ma va oltre: è anche una critica tagliente al potere, a chi lo detiene ancora, e un’espressione musicale intensa e consapevole.
Questa è la sintesi proposta dalla band stessa sulla pagina Bandcamp, e mi è sembrata efficace: poche parole, ma capaci di restituire, almeno in parte, lo “spazio” artistico che gli Upchuck occupano oggi nel panorama punk americano.
La formazione: KT (voce), Mickey Durham e Hoff (chitarre), Ausar Ward (basso) e Chris Salado (batteria/voce)..

La band di Atlanta arriva al terzo album dopo “Sense Yourself” (2022) e “Bite the Hand That Feed” (2023). Come già accennato, “I’m Nice Now” è stato registrato al Sonic Ranch Studio, in Texas, con il tocco grezzo ma calibrato di Ty Segall.
Trenta minuti che non lasciano spazio per una pausa caffè: si ascolta tutto d’un fiato, senza distrazioni concesse.
“Sono stanca delle solite brutte notizie“. È con questa frase che si apre il disco, e non potrebbe esserci introduzione più chiara: la rabbia è tanta, brucia, ma non è cieca, vediamo anche la speranza. Gli Upchuck ci trascinano in un mondo dove caos urbano, dolore personale, violenza sociale e desiderio di sopravvivenza si scontrano trovando un equilibrio precario.
Brani come “Plastic”, “Homenaje” e “Un Momento” introducono momenti in spagnolo, grazie al contributo del batterista Chris Salado. Questa scelta non è solo stilistica, ma aggiunge una dimensione culturale e linguistica che amplifica il messaggio dell’album. Ci mostra uno spaccato della società americana in cui le voci ispanofone spesso relegate ai margini, prendono finalmente parola, incorporate nell’urgenza del punk.
Gli Upchuck riescono a restituire l’impatto live anche in studio. La registrazione non è “pulita”, ma abrasiva e diretta, come se ci si trovasse in prima fila a un loro concerto.
Il lavoro di Ty Segall rende il suono aggressivo ma dinamico: ci sono momenti in cui la furia si apre a sfumature più riflessive, un equilibrio non facile, ma credibile.
Ci sono anche brani che sorprendono per direzione e tono. “New Case” ad esempio, si distingue per una linea di basso groovy e un cantato con accenni melodici.
“Slow Down” ha una struttura più orecchiabile, con una chitarra che si lascia andare a un riff più morbido, quasi rilassato.
Questi episodi si contrappongono alla drammaticità di “Forgotten Token“, brano dedicato alla sorella di KT, scomparsa durante la lavorazione dell’album: un pezzo emotivamente potente, che esprime dolore senza mai indulgere nel patetico.
“Plastic”, già pubblicato come singolo, è tra i brani più adrenalinici del disco. I riff secchi e taglienti fanno da contrappunto alla voce graffiante di KT. La parte finale in spagnolo, con la voce di Salado, chiude il cerchio, rendendo il brano ancora più completo e rappresentativo della band.
Le tredici tracce scorrono veloci, come un flusso ininterrotto. Gli Upchuck non si limitano a replicare lo schema del punk classico: lo reinventano, contaminandolo con garage, hardcore, accenti latini e riflessione personale.
Il punk, qui, è ancora una forma viva di comunicazione, capace di esprimere disagio, lotta, dolore e appartenenza.
“I’m Nice Now” non è un disco “facile”, ma è necessario. Una dichiarazione d’identità sonora e politica, che conferma la band come una delle realtà più interessanti e autentiche del punk contemporaneo.
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