Due anni dal femminicidio di Giulia Cecchettin, il dietrofront del governo sull’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, il padre della studentessa: «L’educazione affettiva non toglie niente a nessuno»
Undici novembre 2023, sabato pomeriggio. Giulia Cecchettin scompare, ha ventidue anni, una tesi pronta in ingegneria. Una laurea fissata per giovedì. È uscita con l’ex fidanzato, Filippo Turetta, per andare in un centro commerciale, a Marghera. Uno scontrino racconta che verso le nove cenano in un fast food. Alle 22.43, gli ultimi messaggi su whatsapp. Li manda alla sorella, Elena. Poi, più niente, silenzio. Ma Giulia non scompare da sola, anche del suo ex fidanzato vengono perse le tracce. Serviranno altri sette giorni per ritrovare Giulia, il suo corpo senza vita a Barcis, coperto da un sacco di plastica nero, accanto un libro di fumetti che aveva acquistato. Quel giorno, come ha raccontato Gino Cecchettin, padre della studentessa di Padova, Giulia è diventata di tutti e tutte. Delle migliaia di persone scese in piazza subito dopo il suo femminicidio, per gridare: «Mai più», «Ci vogliamo vive».
Due anni dopo, le vittime di femminicidio continuano ad essere elencate, raccontate. Le donne continuano ad essere uccise. Due anni dopo, Gino Cecchettin ha parlato alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul femminicidio come presidente della Fondazione Giulia Cecchettin che ha fondato insieme alla sua famiglia. «So bene che ci sono paure, resistenze e incomprensioni, ma vi assicuro che l’educazione affettiva non è un pericolo è una protezione, non toglie nulla a nessuno, ma aggiunge qualcosa a tutti: consapevolezza, rispetto e umanità». E ancora: «Quando la scuola tace parlano i social, parlano i modelli tossici, parlano i silenzi degli adulti. Noi abbiamo il dovere di dare ai giovani strumenti per orientarsi non solo nozioni per studiare».
Ma l’educazione sessuo-affettiva è prevista nelle scuole? La risposta è: al momento no. Quello che era accaduto era l’approvazione, lo scorso 15 ottobre un emendamento firmato lega, presentato, in Commissione cultura alla Camera, all’interno del disegno di legge Valditara che introduce l’obbligo del consenso informato dei genitori a scuola per tutte le attività legate all’introduzione sessuo-affettiva. Inoltre queste attività erano comunque vietate per le scuole elementari e medie, diventando quindi facoltativa solo alle scuole superiori, previo consenso dei genitori. Quasi un mese dopo, in queste ore, a seguito di molte polemiche scaturite da questo emendamento, c’è stato il dietrofront del governo. Nello specifico, la Lega ha presentato un nuovo emendamento con cui cade il divieto imposto alle scuole medie mentre resta per le elementari. Un passo (piccolo) in avanti.
«Credo che l’educazione sia l’unica risposta sistematica possibile. Non possiamo delegare ai tribunali ciò che spetta alla scuola, alla famiglia, alle istituzioni culturali e lì nelle aule nei luoghi di formazione che possiamo insegnare ai nostri ragazzi a riconoscere la violenza prima che si trasformi in gesto, prima che diventi tragedia». E ha concluso: «Non sono un politico, non sono un esperto. Sono semplicemente un padre che ha visto la propria vita cambiare per sempre due anni fa. Ho perso mia figlia, una ragazza piena di vita, curiosa, generosa, capace di vedere il bene anche dove non c’era. Da quel giorno il mio mondo si è fermato, ma non potevo restare fermo anch’io».
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