Ricerca sulla Grande guerra lo porta alla tomba del bisnonno sepolto a Salonicco
di Marta Rosati
«Avevo 7 o 8 anni quando mi si raccontava di questo bisnonno che non aveva mai fatto ritorno dalla guerra, la Prima guerra mondiale. A distanza di un secolo dalla sua morte, una ricerca storica mi ha portato alla sua tomba; è sepolto a Salonicco, assieme ad altri 3.ooo e più italiani, forse ignorati, morti nel fronte macedone».
A raccontare la storia a Umbria24 è l’architetto Franco Marini, originario di Acquasparta, che proprio per quella cittadina si è messo a indagare sui caduti nel conflitto del ’15-’18. Il suo appassionato lavoro, svolto assieme ad altri autori, è raccolto in un libro pubblicato da Edizioni Thyrus. A partire dallo studio del Monumento ai Caduti di Acquasparta, gli autori tracciano un pezzo di storia della cittadina umbra che rivela inaspettati motivi di interesse. Dalla ricostruzione del clima politico e culturale dei primi venti anni del secolo scorso, tragicamente segnati dalla prima guerra mondiale, si arriva alla narrazione della costruzione del Monumento ai Caduti (disegnato da un importante architetto della scuola romana: Alessandro Limongelli), legata, a sua volta, alle trasformazioni urbanistiche di Acquasparta che nel dopoguerra opera alacremente per caratterizzarsi come città termale. Una sezione è dedicata agli 86 nomi ricordati nel Monumento ai caduti. Ma il fatto più curioso ed emozionante, è quello personale. Nel riannodare i fili della memoria, Marini fa una sorprendente scoperta, narrata nella postfazione di ‘Acquasparta e la Prima guerra mondiale’.
Grazie al sito cadutidellagrandeguerra.it e alle testimonianze di alcuni parenti, si è riuscito a conoscere qualche fondamentale notizia. «Davanti a questo albo ho subito pensato che ci fosse una speranza di avere notizie sul mio bisnonno. Ho subito contattato il numero di riferimento e dall’altra parte del telefono mi ha risposto una persona che si trovava proprio a Salonicco. Di lì a poco ho avuto il preciso riferimento: sapevo presso quale croce, fra le 3mila presenti in quel cimitero in Macedonia, potevo simbolicamente unirmi a un pezzo delle mie radici, il mio bisnonno di Arrone, caporale Luigi Ascani». Questo il nome che l’amministrazione comunale del paesino della Valnerina ha aggiunto quest’anno alla lista dei caduti inscritti nella stele del monumento ai caduti.
Il momento solenne è stato celebrato domenica, in occasione della giornata delle Forze armate. Il padre di Franco, il maggiore dei nipoti di Luigi Ascani, in un messaggio commosso ha ringraziato il sindaco Fabio Di Gioia per «la sensibilità dimostrata, il senso di umanità e di giustizia. In questa circostanza, mi piace pensare che aleggi lo spirito della famiglia di nonna Argelinda e delle quattro figlie, Maria, Alba, Ida e Bruna, da cui abbiamo appreso il dolore della perdita, reso persistente e angosciante dall’assenza di notizie sulle sorti del loro congiunto. Oggi grazie al Comune di Arrone si compie un gesto di riparazione che altre istituzioni non si pongono il dovere di compiere. Le note del Silenzio, in preda alla commozione, le ho sentite risuonare in me quando ho scoperto che nonno Luigi era sepolto a Salonicco, ho immaginato quel motivo nel cielo della terra straniera alla quale sono state affidate le sue spoglie. Ora, dopo 107 anni, nonno vive nella memoria di Arrone, paese natale di molti dei suoi discendenti. Grazie di cuore caro sindaco».
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