Cultura
Lily Allen – West End Girl: La fine di un amore come serbatoio pop :: Le Recensioni di OndaRock
Lily Allen non pubblicava un album da più di sette anni, la sua carriera da popstar sembrava aver subito una definitiva battuta d’arresto a favore del suo tanto agognato ruolo di madre e dell’appagante, in apparenza, relazione con l’attore americano David Harbour, per il quale aveva addirittura lasciato l’amata Londra. “Guadagno di più vendendo foto dei miei piedi su Onlyfans che facendo musica”, dichiarava irriverente un anno fa, rendendo ancora più insperato il suo ritorno. E invece, quasi a sorpresa, eccola tornare sulle scene in vesti non meno pruriginose e con un lavoro a suo modo trasgressivo.
“West End Girl” è infatti un vero e proprio concept-album sulla fine della sua relazione con Harbour, a quanto pare tutt’altro che idilliaca. Ogni canzone in scaletta funge infatti da pagina di un diario intimo in cui la Allen, come sempre senza peli sulla lingua, sciorina i suoi dolori, le sue confessioni e gli scabrosi dettagli in merito a: tradimenti, accordi di relazione aperta non rispettati, ritrovamenti di sex toys, discussioni su un’eventuale vasectomia, conversazioni con le di lui amanti in cerca più di inutili rassicurazioni che di vendetta, ritorno in Inghilterra. Definito senza giri di parole un sex-addicted, l’ex-compagno ha addirittura preferito cancellarsi dai social onde evitare, inutilmente, troppo rumore mediatico.
Attenzione, però, a non buttare quest’album, nonostante le premesse invero poco eleganti, nello stesso calderone delle revenge song di Shakira e di Miley Cyrus di un paio di anni fa, in cui la fine delle loro relazioni veniva usata come pretesto per creare triti slogan, alquanto banalotti, da spiattellare online a suon di meme. Non ci troviamo nemmeno dalle parti della Taylor Swift che sembrava collezionare storielle più con lo scopo di scriverci successivamente pezzi sprezzanti che per godersele. Tra i solchi di “West End Girl” la Allen appare, infatti, come una donna spaesata, distrutta dai dubbi, in cerca di dialogo, che si prende le sue colpe, che ha assecondato il suo uomo pur di non perderlo, a tratti possibilista di perdono; non esattamente un’eroina femminista, insomma. Tutti i dettagli di cui sopra assumono quindi più i contorni di un flusso di coscienza, di una privatissima e finanche interessante autoanalisi, che di mero sputtanamento.
E in tutto questo contesto “gossipparo” la musica dove va a finire? Fortunatamente occupa un piano di altissimo livello, perché la Allen sembra aver miracolosamente ritrovato la classe e la maturità del suo lavoro migliore, quel “It’s Not Me, It’s You” non a caso letteralmente citato nell’ultima e tutto sommato rappacificante “Fruityloop”. Certo, il suo capolavoro suonava più rigoroso grazie a un’elettronica minimale e liquida, reminiscente dell’accoppiata Orbit/Madonna, che fungeva da fil rouge tra le varie intuizioni melodiche e che stavolta è invece quasi assente (eccezion fatta per la sinuosa “Pussy Palace”).
Tuttavia la delicatezza con cui Lily Allen affronta gran parte del nuovo e variegato repertorio è più che sufficiente a far convivere il tenue drum’n’bass di “Ruminating” e “Relapse” con le tenerezze acustiche di “Just Enough” e “Let You W/In”, la giocosità pop di “4chan Stan” e “Tennis” con una “Madeline” in odor di Urge Overkill e con l’unico pezzo che riprende le sonorità dancehall del precedente album, la comunque piacevole “Nonmonogamummy”.
Tuttavia la delicatezza con cui Lily Allen affronta gran parte del nuovo e variegato repertorio è più che sufficiente a far convivere il tenue drum’n’bass di “Ruminating” e “Relapse” con le tenerezze acustiche di “Just Enough” e “Let You W/In”, la giocosità pop di “4chan Stan” e “Tennis” con una “Madeline” in odor di Urge Overkill e con l’unico pezzo che riprende le sonorità dancehall del precedente album, la comunque piacevole “Nonmonogamummy”.
Dispiace per il cuore nuovamente spezzato della Allen e ci perdonerà Harbour (che sicuramente si districherà da questa impasse mediatica con la nuova stagione di “Stranger Things”) se ci si ritrova a ringraziare questa dolorosa storia di corna per averci finalmente restituito un’artista al top della forma.
03/11/2025




