Società

«Ho sempre saputo di essere gay e questo mio orientamento non ho mai potuto, in un certo senso, “verificarlo sul campo” con altri: mai un bacio, mai un rapporto sessuale. Ora mi sono innamorato di un mio nuovo collega, ma ho il terrore di dichiarami». Risponde Elena Di Cioccio

Caro insegnante, non è mai troppo tardi per sbocciare!

Intanto ho adorato quel passaggio della tua lettera in cui descrivi il tragitto da casa verso la scuola. La tua macchina pare diventi un confine mobile tra due mondi, quello del malessere e quello del respiro, quello dove ancora non sei completo e quello dove vorresti diventare intero. È lì, in quell’abitacolo, che già si intuisce tutto: la voglia di sentirsi vivi, il bisogno di appartenere, la dolcezza di un luogo dove oggi potresti essere te stesso. Mi hai ricordato quegli ormai vecchi videoclip anni ’90, che partivano ingrigiti con il protagonista soffocato dalla routine casa/scuola/lavoro/regole, per poi deflagrare grazie alla musica tra colori saturi, colpi di sole e entusiasmo, con il protagonista ormai libero dal vecchio sé che se la balla, se la canta e se la surfa sulle onde cristalline di una non ben precisata località estiva. Nei videoclip, di solito, era una infatuazione impossibile il «detonatore» di questa rivoluzione, che infondeva coraggio e voglia di buttarsi. Ti suona familiare? Immagino di sì. Per te lui, il tuo collega, è il l’innesco che sta per far saltare tutto. È sempre così.  La prima volta che il desiderio trova un volto vero, una presenza tangibile, non solo un’immagine astratta, diventa impossibile da zittire. È come se la vita, fino a quel momento in bianco e nero, all’improvviso prendesse colore. Non è tanto lui, in fondo a fare questo, ma ciò che risveglia in te, ovvero la parte che per anni è rimasta ferma, in attesa di un permesso, anche solo accennato. Ti chiedi se dichiararti, se rischiare. Ma forse la domanda non è «come reagirà lui?», bensì: «come reagirò io, se non mi permetto di vivere questa mia verità?». Se questo quesito ti ha solleticato, allora conosci già la risposta, quindi passiamo alla messa a terra del piano. Secondo me non serve per forza un gesto plateale, ma puoi iniziare a sondare il terreno con qualcosa di poco impegnativo: potrebbe bastare un incontro fuori dal coro, una passeggiata, una birra dopo la scuola, un modo per fargli capire che vuoi conoscerlo meglio e non per forza «sedurlo». Magari potrebbe nascere anche solo una bella amicizia. L’amore, prima ancora di essere corrisposto, è un movimento verso la vita, e tu ancora non hai esplorato quella dimensione di vita che senti ti potrebbe appartenere. Avvicinati con grazia. Se lui dovesse dire di sì, beh allora vorrà dire che il giorno seguente andrai a scuola con una camicia che griderà «è successo a me!» e saranno tutti lì a commuoversi. Ma se lui ti dovesse «rifiutare», che poi non è la parola giusta che sceglierei, preferirei piuttosto dire «se lui avesse gusti diversi», cosa potrebbe succederti? Niente! Che tornerai a casa, un pochino ferito nell’orgoglio, dichiarando il divano «zona franca per cuori infranti» con il solito comfort food accanto mentre scorre in Tv il miglior film strappalacrime. Oppure correrai dalle tue nuove amiche speciali che ti raccatteranno come due bodyguard emotive pronte a rimetterti in piedi. Oppure sarai talmente orgoglioso del tuo coraggio che alla fine penserai «Va bene così. Non è un NO a me. È un SÌ alla versione di me stesso che vorrei essere». Certo quel «no» potrà anche far male, ma quel dispiacere sarà la prova che il tuo cuore, dopo anni di prudenza, ha deciso di battere davvero per qualcosa di vero, non filtrato e non teorico. Forse la prossima volta ti non servirà nemmeno un collega etero per aiutarti a capire chi sei. Forse non sarà lui, ma grazie a lui, tu hai deciso di rompere il guscio, di annaffiare quel seme che sta già germogliando. Andrà come andrà, che dica no o dica sì, tu hai già vinto. Perché la verità è che non ti sei innamorato di lui, ti sei innamorato della migliore versione di te e il tuo cuore, non va premiato per la precisione, ma per la partecipazione. Vai amico, preparati a fiorire! Aspetto tue notizie.


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