La Spagna continuerà a fare la Spagna? Ecco cosa pensano gli analisti

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Buona lettura,
Walter Galbiati, vicedirettore di Repubblica
La Spagna continuerà a fare la Spagna oppure no? E’ questo il dubbio che circola sui mercati finanziari dopo la pubblicazione dei dati sul Pil del terzo trimestre 2025.
La lepre d’Europa. Dall’inizio del 2024, l’economia spagnola è stata la lepre d’Europa, perché è cresciuta a un tasso medio annuo del 3%, rispetto a poco più dell’1% di tutta l’Eurozona, facendo meglio di grandi Paesi, come Germania e Francia.
Meno del secondo trimestre. I dati dei tre mesi chiusi a settembre hanno però alimentato qualche dubbio, perché il Pil è sì cresciuto rispetto ai tre mesi precedenti dello 0,6%, ma meno di quanto era accaduto nel secondo trimestre quando l’economia era salita dello 0,8%.
Meno delle stime. In più su base annua, la produzione economica della Spagna è aumentata del 2,8%, al di sotto del 3,0% previsto dagli analisti intervistati da Reuters.
Cosa funziona. Il tasso di crescita del terzo trimestre è stato trainato dalla domanda interna, con consumi e investimenti in aumento. Quel che sembra pesare sull’attuale congiuntura sono le circostanze geopolitiche e internazionali.
Più e meno. La domanda interna, secondo i calcoli della banca svizzera Ubs, ha contribuito per 1,2 punti percentuali alla crescita trimestrale, mentre le esportazioni nette hanno sottratto 0,6 punti percentuali.
Il primato. Nonostante la lieve frenata, il Paese è in risultato positivo e rimane ancora il migliore tra le grandi economie dell’euro, perché mentre nel terzo trimestre Italia e Germania hanno registrato una crescita piatta, pari a zero sul periodo precedente, anche la Francia, che ha stupito gli osservatori al rialzo, non è andata oltre lo 0,5%.
I motivi di base. Fino ad oggi a trainare l’economia è stata la ripresa del turismo post pandemia, le leggi sul lavoro, i bassi costi dell’energia che hanno favorito le imprese e attirato capitali dall’estero e i fondi del programma NextGenerationEU (gli stessi del Pnrr), di cui la Spagna è stata la seconda beneficiaria dopo l’Italia con 70 miliardi a fondo perduto e altri 70 di prestiti.
L’aiuto esterno. A giudizio di molti, però, la spinta principale è arrivata dall’immigrazione. Dal 2022, la Spagna ha registrato un afflusso netto medio annuo di circa 600mila immigrati, la maggior parte dei quali in età lavorativa, andando a compensare non solo il calo delle nascite, ma anche la carenza di manodopera e di competenze.
L’America Latina. Tra l’altro, i nuovi afflussi sono arrivati soprattutto dall’America Latina, un vantaggio perché la lingua comune ha favorito l’integrazione insieme con la veloce regolarizzazione voluta dal governo di chi era senza permesso di soggiorno o di lavoro.
I dubbi. Ora gli scettici ritengono che la forte crescita passata sia stata il risultato di una ripresa ciclica prolungata e di una migrazione insolita che è destinata a svanire. E che da qui in avanti la Spagna non sarà più un’economia in fuga.
I pericoli. Secondo un report di Goldman Sachs, sono due i pericoli che la Spagna deve affrontare.
1) Il costo delle case. Il primo è la crescita dei prezzi degli immobili, un cui aumento potrebbe rallentare i consumi interni. Avere un mutuo basso libera risorse per altre spese. Se è alto, no.
Perché salgono i prezzi. Fino ad oggi è stata proprio la forte immigrazione a contribuire al rincaro dei prezzi delle case, alimentando la domanda, e stando alle previsioni dell’istituto di statistica spagnolo (Ine) la popolazione crescerà ancora del 10% nei prossimi due decenni, proprio grazie all’afflusso degli immigrati.
Una difficile soluzione. Goldman Sachs ha stimato che, a questi ritmi, per far calare i prezzi, “sarebbe necessaria una crescita degli investimenti residenziali di circa 2 punti percentuali su base trimestrale”. Cosa che però la banca ritiene irrealistica e che dunque difficilmente si potrà contrastare il rincaro.
2) La fine del Pnrr. Il secondo pericolo è il rallentamento degli investimenti non legati all’edilizia. Come l’Italia anche la Spagna ha beneficiato dei fondi europei che finiranno a metà del prossimo anno.
Dopo un buon inizio nella rendicontazione all’Europa, il Paese ha iniziato a faticare nell’impiegare i fondi ed è finito ora tra gli ultimi posti in classifica per spesa.
“I dati del 2025 – scrive Goldman Sachs – sono ancora provvisori, ma non sembrano offrire un quadro molto migliore”.
Le spese belliche. A questo si somma il fatto che a differenza di altri Paesi, come la Germania per esempio, la Spagna non si è impegnata nell’aumentare gli investimenti per la difesa in ambito Nato, che in parte avrebbero potuto compensare il calo del Pnrr.
La lepre corre ancora. Eppure, nonostante questi due problemi che si stanno affacciando sullo scenario spagnolo, gli analisti di Goldman Sachs non hanno abbassato le stime, anzi vedono in atto una trasformazione struttrale del Paese e hanno rivisto al rialzo, ben sopra il consensus, il Pil della Spagna che salirà del 2,9% nel 2025, del 2,3% nel 2026 e dell’1,9% nel 2027.
La forza delle domanda interna. La crescita più rapida della spesa delle famiglie e degli investimenti suggerisce che l’attuale tasso di crescita potrebbe mantenersi più a lungo e sia più forte rispetto alla previsione di un rallentamento futuro.
La metamorfosi spagnola. Secondo Goldman Sachs, Il Paese continuerà a correre perché sta vivendo una trasformazione strutturale, con una riallocazione verso servizi con un valore aggiunto superiore alla media, in particolare servizi professionali, finanza e tecnologia dell’informazione.
Cresce la produttività. Con il continuo aumento del tasso di occupazione, la finanza e il settore immobiliare, oltre al turismo, hanno aumentato anche la loro produttività, con alcune prime evidenze dell’adozione dell’intelligenza artificiale nel settore imprenditoriale.
Le stime di Ubs. Anche Ubs si schiera tra gli ottimisti, ma con numeri inferiori rispetto ai colleghi americani. Dopo il più 3,2% del 2024, gli analisti della banca svizzera prevedono una crescita del 2,6% per il 2025, dell’1,7% per il 2026 e dell’1,8% per il 2027, ma con un chiaro possibile rialzo qualora la domanda interna si confermasse elevata.
Le stime di S&P. Più o meno in linea anche S&P che a settembre, così come le altre case di rating Moody’s e Fitch, ha alzato il giudizio sulla Spagna da A ad A+ con outlook stabile. Per S&P, il Pil salirà del 2,6% quest’anno, dell’1,9% il prossimo e dell’1,8% nel 2027.
Senza una legge di bilancio. I miglioramenti sono stati ottenuti nonostante la continua instabilità politica e un parlamento frammentato. Dal 2023, il primo ministro Pedro Sanchez non è riuscito a garantire un nuovo bilancio e ha faticato a far approvare leggi importanti.
La settimana scorsa, il partito separatista catalano ha annunciato che ritirerà il sostegno alla coalizione di governo di Sanchez e passerà all’opposizione, rendendo altamente improbabile anche l’approvazione del bilancio 2026. Una situazione simile alla Francia, ma con risultati economici opposti.
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