Nepal, l’alpinista sopravvissuto sul Panbari: «Sono vivo a causa di una tromboflebite. Non ho colpe ma non riesco ad accettarlo»
«A 5800 metri ho avuto un forte dolore al piede, causato da una tromboflebite. Ho proposto ai miei compagni di scendere verso il campo base insieme a me, mi hanno risposto no e quindi sono sceso da solo. Non ho colpe ma non riesco ad accettarlo». È stato un infortunio a salvare l’alpinista Valter Pelino in Nepal, per uno di quei giochi imperscrutabili della sorte.
L’alpinista piemontese, partito il 7 ottobre con Stefano Farronato e Alessandro Caputo nella spedizione Panbari7, dopo aver perso i contatti con i compagni dal 31 ottobre e aver dato l’allarme, ieri è risalito insieme ai soccorsi a cercarli.
Le speranze sono durate fino a questa mattina: poi il responso definitivo per l’alpinista bassanese Stefano Farronato, 50 anni e per il suo compagno di spedizione Alessandro Caputo, 28, dispersi sul Panbari, in Nepal. I loro corpi sono stati rintracciati e recuperati dalle squadre di soccorso, sepolti dalla neve al Campo Due. Ora verranno trasferiti nella capitale, a Katmandu in attesa di essere riportati in Italia. «Il loro decesso è stato confermato questa mattina dalle autorità locali», scrive la Farnesina in una nota. Particolarmente complessa l’operazione di ricerca. La macchina dei soccorsi, ha fatto sapere il Ministero degli Esteri, «si era immediatamente attivata anche con elicotteri che hanno sorvolato la zona. Le ricerche sono proseguite sebbene ostacolate dalle difficili condizioni meteo».
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