Società

Chi è l’accoltellatore di piazza Gae Aulenti

«Quando ho letto la notizia di piazza Gae Aulenti ho detto in famiglia: sembra un mio vecchio cliente. Non posso credere che ci sia ricascato, vuol dire che la riabilitazione non funziona». Cinzia Pezzotta, del Foro di Bergamo, ha riconosciuto un suo cliente passato nell’uomo che è stato arrestato a Milano dopo aver accoltellato una donna di 43 anni in zona Gae Aulenti. È il Corriere della Sera a riportare la testimonianza ricostruendo la storia di Vincenzo Lanni.

Il reato è lo stesso. Dieci anni fa ha aggredito alcune persone in Val Seriana in provincia di Bergamo. Il primo caso è avvenuto il 19 agosto 2015: l’aggredito è un pensionato di Villa di Serio colpito con una coltellata mentre era su una panchina davanti a un bar. Il giorno dopo a essere colpita è una donna di 82 anni, davanti a una bar dello stesso paese. Ad Alzano Lombardo viene colpito un ottantenne. Entra in biblioteca dicendo di sentire un dolore alla schiena. Aveva un coltello nella schiena.

Come nel caso di Milano l’aggressore viene ripreso da una telecamera e identificato dalla prima vittima attraverso le immagini. Allora era un quarantenne alto, con occhiali da vista e una borsa di tela in cui c’era un coltello da cucina con lama di 23 centimetri. Lo riconoscono anche i dipendenti della biblioteca di Alzano: «Viene qui spesso, ma è un tipo chiuso, non parla mai con nessuno».

Ai carabinieri che bussano alla sua porta dice: «Siete qui per le persone che ho accoltellato?». Soffre di un disturbo schizoide della personalità e, secondo quanto emerge dal processo, una capacità di intendere e di volere «grandemente scemata». Al processo si dice pentito e spinto dalla frustrazione per la sua vita: «Non sono un violento, non ho mai fatto del male a nessuno». Viene condannato a otto anni di carcere.

Da allora non ci sono altri casi fino all’aggressione in piazza Gae Aulenti a Milano. Vincenzo Lanni, ora 59enne, è stato arrestato dai carabinieri in un hotel in via Vitruvio, zona stazione Centrale. Si era rifugiato qui dove alloggiava da qualche giorno. Si era allontanato da una comunità di recupero in provincia di Varese. La sorella gemella lo ha riconosciuto dalle immagini divulgate dalle forze dell’ordine.

Negli ultimi anni ha vissuto in un residence non lontano dalla casa della sua prima vittima. Tre anni prima delle aggressioni del 2015 aveva lasciato il suo lavoro come programmatore informatico e aveva smesso di frequentare il Circolo scacchistico Excelsior di Bergamo. Si era messo a leggere libri polizieschi e trattati di criminologia.


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