Scienza e tecnologia

l’horror italiano che vuole raccontare la cultura della Sardegna

Di recente, l’horror in Italia sta trovando sempre più estimatori nella cerchia degli sviluppatori che provano non tanto a sfruttare l’escamotage grandguignolesco, quanto il perturbante. Ne sono un esempio A Quiet Place A Road Ahead, oppure il fresco d’esordio Bye Sweet Carole (eccovi la recensione di Bye Sweet Carole).

E ora, nel novero degli autori che si cimentano a capofitto nell’orrore subdolo e inquietante troviamo anche Megalith Interactive Studios con il suo IDILI, ambientato in Sardegna. Il luogo non è citato a caso: l’opera diretta da Stefano Piras – con il quale ho scambiato quelle quattro chiacchiere che leggerete in quest’articolo – è sì un horror psicologico (disponibile in accesso anticipato su Steam), ma è anche un mezzo per raccontare la cultura e le tradizioni sarde. Un po’ – e mi perdonerete il paragone – come ha provato a fare Mafia Terra Madre per la Sicilia (già che ci troviamo, qui c’è la recensione di Mafia The Old Country).

Horror culturale

“Vedi il font con cui è scritto il titolo del gioco?” – mi dice Piras – “Si diceva che la scrittura sarda potesse essere espressa tramite questi tagli della roccia. Non si sa nello specifico. È una delle leggende del folklore che abbiamo voluto inserire nel gioco. Si racconta che questi tagli nella roccia siano espressione della prima scrittura nuragica“. Sono certo che i sardi già sapranno ciò di cui si sta parlando, ma per scrupolo di chiarezza mi si conceda una rapidissima digressione: la civiltà nuragica, sviluppatasi in Sardegna, è estremamente antica (stiamo parlando all’incirca di un periodo intorno al 1700 a.C.) e i nuraghi, ossia le antiche costruzioni in pietra ammirabili nella regione, ne sono una loro espressione architettonica.

Il team italiano è partito da questa base storico/culturale per edificare un horror che potesse anche avere, in maniera più o meno esplicita, una valenza pedagogica e di preservazione del folklore sardo. L’idea è ammirevole, e merita di certo un sincero plauso. “Idili nasce quasi per caso, durante il mio Master in musica per videogiochi.” – continua Stefano – “Per la tesi avevamo l’opportunità di musicare dei giochi forniti dai docenti, ma dopo qualche ora ho pensato: perché non crearne uno mio? All’inizio Idili era quasi soltanto un esperimento. L’ho presentata per la prima volta alla Sagra delle Verdure del mio paese, a Isili, il 24 settembre 2023. Era una demo molto semplice, una sorta di slender-like. Da lì in avanti ne abbiamo fatta di strada, sino ad arrivare, quest’anno, nientemeno che al TGS. È un’emozione incredibile.” Il riferimento allo Slender man è da ricercarsi nella figura mostruosa che ci perseguiterà nell’avventura. È la Sa Filonzana, nota anche come “Colei che tesse”, una tipica maschera sarda, un ibrido tra un mostro e una strega, spesso legata alla festa dell’Epifania. “Bisogna immaginare il suo ruolo nella mitologia della Sardegna in maniera simile a quello delle Moire greche o delle Parche romane” – specifica l’autore – “È un personaggio che incarna il mistero e la potenza delle antiche divinità isolane. Vederla prendere forma in 3D davanti a me è stato fantastico.”

Nel realizzare l’intelligenza artificiale della creatura, Piras e il suo team non volevano creare un mostro statico, bensì in constante movimento, allo scopo di dar vita a una entità predatoria da cui il giocatore si sente davvero braccato in un luogo a lui poco familiare. Il gioco è ambientato d’altronde in un’area ispirata ai reali siti archeologici di Isili.

Abbiamo voluto ricostruire fedelmente i nuraghi tramite fotogrammetria, per rendere l’esperienza davvero autentica” – prosegue Piras – “Quello principale del gioco è ispirato a uno dei nuraghi più importanti dell’isola, uno dei pochi rimasti intatti dopo 3.500 anni. In Sardegna abbiamo circa 8.000 nuraghi e più di 2.500 Domus de Janas, ossia tombe antiche di 5.000 anni. Molti sardi non sanno neppure di vivere circondati da questo patrimonio. IDILI vuole far riscoprire tutto questo attraverso il videogioco.”

La componente ludica

Compreso l’obiettivo culturale e folkloristico di IDILI, è il momento di passare al sostrato ludico. La storia segue due giovani americani, Jonathan ed Eleanor, che si trovano in Sardegna per un impiego connesso agli scavi archeologici. Durante il solstizio d’estate, qualcosa di misterioso accade nel sito nuragico dove la ragazza e la sua compagnia stanno lavorando. Nei panni di Jon, indagheremo sulla società con cui collabora la sua fidanzata, scoprendo qualcosa di piuttosto torbido. Anche il giorno in cui parte il gioco non è casuale.

“Il 21 di giugno nel mio paese accade una cosa un po’ particolare” – racconta Piras – “l’archeologia segue degli allineamenti astronomici. In un determinato punto della campagna di Isili, all’alba si vede il sole sorgere alle spalle di un nuraghe che si chiama ‘il nuraghe lungo’ e nello stesso punto alla sera si vede il sole tramontare alle spalle di un altro nuraghe, chiamato Is Paras, il cui antico nome è proprio Idili, da cui appunto il nostro gioco prende il titolo”. I molteplici rimandi culturali presenti nel gioco sono nascosti in ogni angolo della (al momento) piccola mappa.

L’obiettivo del team (composto da sole 5 persone) è ovviamente quello di espandere l’ambientazione, e il periodo di early access serve proprio per creare un’esperienza che sia quanto più densa e soddisfacente possibile. A proposto della mappa, ricca di zone naturali, Piras mi ha detto: ” molti horror sono ambientati in luoghi al chiuso perché sfruttano la claustrofobia. Noi abbiamo voluto invece scommettere sull’agorafobia, sul fatto che anche in un luogo all’aperto, al buio, puoi sentirti ovviamente in pericolo. Il giocatore deve esplorare, risolvere enigmi e fuggire dalle grinfie della creatura.

Non ci sono eventi scriptati, ci tengo a sottolinearlo. L’intelligenza artificiale reagisce ai comportamenti del giocatore. Guardiamo a opere come Alien: Isolation, per intenderci. La creatura ascolta, vede la luce emessa dalla torcia del giocatore, e si adatta. Non vogliamo esagerare, comunque. Conosciamo i nostri limiti. Per il momento offriamo all’utente la possibilità di muoversi lungo la mappa, spremere le meningi e scappare. Dato il poco budget e il numero limitato di sviluppatori, cerchiamo di far funzionare al meglio ciò che abbiamo. Ad esempio abbiamo anche pensato di introdurre un meccanismo di sanità mentale e fisica. Magari rendendo l’ambiente parte integrante del gameplay. Immagina di correre a nasconderti in un cespuglio e i rametti appuntiti ti tagliano: ecco che devi curarti le ferite. Attualmente sono solo idee, così come l’ipotesi di un sistema di stamina. Sono tutte opzioni sul banco. Valuteremo volta per volta”. Sempre considerando la valenza culturale del progetto, l’esplorazione sarà incentivata dalla raccolta di speciali collezionabili che qui prendono la forma dei bronzetti sardi. E ancora: alcune note e indizi sono scritti in sardo (ma non preoccupatevi, c’è anche la versione in italiano) e uno dei sogni dello studio è quello, in futuro, di proporre anche un doppiaggio nella lingua parlata in Sardegna, un po’ come avvenuto con il siciliano in Mafia Terra Madre.

“Sono tante le cose che vorremmo fare” – ribadisce Piras – “ma ora come ora stiamo lavorando per correggere quanti più bug possibile. Inoltre, ci stiamo impegnando duramente per ottenere una prima versione del supporto per i controller, che verrà perfezionata nel tempo. Il nostro nuovo programmatore, Jesus Manuel Subero Galarza, si è concentrato sulla configurazione di sistemi di base come l’inventario e i meccanismi di interazione. Il programmatore dell’intelligenza artificiale, Emanuele Balia, sta rielaborando l’IA da zero per migliorare ulteriormente la componente survival del gameplay e il nostro grafico Raphael Bernal Tejedor sta lavorando a una parte completamente nuova del livello, che si svolgerà all’interno di un complesso sotterraneo dove molti misteri attendono il giocatore, così da aumentare la longevità del capitolo disponibile in EA.

E, ultimo ma non meno importante, con il nostro narrative designer Valentino Nioi stiamo preparando il gioco per la storia che verrà ristrutturata già nel prossimo aggiornamento, che probabilmente sarà uno degli ultimi prima della release finale.

Vorrei specificarlo ancora: IDILI non è solo un gioco horror. È un modo per preservare la lingua e la cultura sarda, raccontando le nostre radici attraverso un mezzo di comunicazione moderno come quello videoludico. Se anche solo una persona, giocando, scopre qualcosa in più sulla nostra storia, allora abbiamo vinto.”




Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »