Omicidio Cumani, sentite un po’ di cosa si muore tra i giovani. Ecco perché quel feroce delitto
di Maurizio Troccoli
Premessa dovuta a chi è interessato a leggere il seguente contenuto. Non vi spiegherà, se non in parte, quello che è accaduto la notte del delitto. Ma proverà a capirne il perché. Che non è strettamente circoscritto ai fatti.
Ci sono diverse cose certe in questa fase delle indagini sull’omicidio Cumani, avvenuto a Perugia la notte dello scorso 18 ottobre e che oggi vede finire in carcere uno dei componenti del gruppo di ‘maranza’ di Ponte San Giovanni, il 21enne autore di una coltellata letale. La prima di queste è che gli inquirenti sono convinti che l’assassino sia lui. Va dato riconoscimento alla Procura perugina, questa volta, di avere fatto le cose senza fretta e con professionalità.
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Fiumi di inchiostro hanno macchiato rotative di tutto il mondo nell’indicare gli inquirenti perugini, dell’allora caso Meredith, come quelli che volevano subito un colpevole. Finendo per non averne nessuno certo, se non uno che l’avrebbe ammazzata, in compagnia di non si sa chi. Cantone, che tiene il comando della Procura perugina e che ha affidato le indagini a alla collega Gemma Miliani affiancata dal capo della Mobile Maria Assunta Ghizzoni, contrariamente a chi allora si precipitò a dire ‘caso chiuso’, questa volta, ha fatto subito sapere che non voleva un colpevole. Ma il colpevole. Venerdì sera l’ha accompagnato a Capanne. Dopo averlo tenuto monitorato e dopo avergli dato anche la possibilità di compiere passi falsi.
Chi indaga è convinto di avere solide prove per sostenerne la colpevolezza fino all’eventuale terzo grado di giudizio. Altre certezze riguardano l’inquietudine della gente nel temere per i propri ragazzi. Su questo, Cantone ha detto che a Perugia, tra i giovani, si esce, di sera, col coltello. La differenza è, che non fa eccezione nessun’altra città. Il questore, dal canto suo, ha assicurato di non fare sconti.
Le altre, di certezze, sono nei fatti di quella notte. Il 21enne di Ponte San Giovanni ha ammazzato il 23enne di Fabriano per ragioni inconcepibili, scatenate da un bullo 18enne. Immaginate due ragazzi che stanno conversando di calcio giovanile, a fine serata, fuori da una discoteca. All’improvviso ne arriva un terzo che dice ‘forza Marocco’ chissà quanto consapevole di avere così innescato una miccia che porterà a un ragazzo al suolo con un fendente al cuore. Non immaginate più, perché è andata così.
A quel ‘forza Marocco’ detto dal marchigiano, sarebbe seguita una parolaccia di risposta, all’indirizzo della madre. Attenzione in questa fase i due litiganti non sono né la vittima, né l’assassino. Ma componenti dei rispettivi gruppi violenti. Soprattutto un 18enne di Ponte San Giovanni, un ‘guappo’ si direbbe a Napoli. Un gradasso «incensurato», con trascorsi che ne hanno sagomato il profilo criminale, noto per avere dato mostra di sé in diverse situazioni simili. E che sarà il primo a finire in carcere, pur non essendo l’accoltellatore letale di Cumani. Lui è stato quello che durante i momenti concitati delle liti, nel parcheggio dell’università di Perugia, ha chiamato la fidanzata per farsi portare un coltello che custodiva nell’auto. Ricevuta la lama, il 18enne gradasso, l’ha brandita verso il gruppo dei marchigiani. Gli è stato quindi intimato: «Sei sei un uomo – oppure – se hai le …., butta il coltello e vediamo di cosa sei capace». Lui che ha fatto? Esattamente quello. Ha affrontato a mani nude l’avversario. Le dinamiche del branco hanno raggiunto, in questa fase, un punto culmine.
Quel coltello lo raccoglierà da terra il suo amico. Il 21enne, finito in carcere come unico assassino del 23enne che, poco distante da qui, darà dimostrazione invece, di cosa è capace lui. Di coltelli ne ha già un altro, impugnandoli entrambi. Quello con cui avrebbe ammazzato, non è stato ancora ritrovato.
In questo frangente viene ferito anche il fratello della vittima. Tra le grida è piombato il silenzio. Un fendente, l’unico, al cuore, ha fatto tramortire a terra il 23enne di Fabriano, sopraggiunto per aiutare il fratello..
Seguiranno comportamenti che finiranno per accompagnare gli inquirenti al colpevole. Le indagini sono andate così: al momento dei fatti è buio pesto, non si vede un granché e non ci sono telecamere. I presenti, appena dopo, sono confusi, disorientati, spaventati. Quello che raccontano è frammentario, non lineare, non corrispondente. Ma il presunto autore intanto si è disfatto del coltello, si è liberato di alcuni indumenti indossati quella notte e agli investigatori ha consegnato un telefono che non era quello in uso. Qualcuno racconterà anche che, appena dopo la lite, avrebbe detto di averlo «bucato». Altri di avere visto sul coltello due centimetri di sangue. Tra gli amici sarà confermato che è stato lui a liberarsi di quegli indumenti, spiegando nei dettagli, il dove e il come.
L’incrocio di tutte queste informazioni, unitamente ai rilievi sul posto e agli accertamenti genetici e biologici su indumenti e reperti, hanno portato all’unica accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi. Quindi l’arresto anche per i gravi rischi di inquinamento delle prove e reiterazione del reato, dell’accusato, non difficili da dimostrare a questo punto.
Passo indietro: non sono trascorse troppe ore dall’accaduto che l’auto dei genitori del 18enne di Ponte San Giovanni, è andata a fuoco, sotto la propria abitazione. Che sia stata vendetta dei familiari di origini albanese, dei marchigiani, non c’è certezza. Che tra questi invece sia stata espressa volontà di vendetta, è agli atti di chi indaga. Altre indagini in corso, faranno scattare nuove accuse per diversi reati, come quello di porto d’armi, aggressione eccetera, per componenti di entrambi i gruppi. Tra questi c’è anche il buttafuori del locale a cui saranno mosse pesanti accuse. Su diversi di questi dettagli rimane alta la riservatezza di chi indaga per la delicatezza delle attività in corso.
Resta alta anche l’allerta. Innanzitutto sulle possibili vendette. E poi sul fenomeno dei ‘coltelli facili’, che presenta profili di giovani tanto incensurati quanto criminali. Prede, pedine o vittime del cosiddetto noto branco.
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