World Vegan Day: cosa sono i cosmetici vegani e quali caratteristiche devono avere
Si festeggia il 1 novembre il World Vegan Day, istituito nel 1994 in occasione dei cinquant’anni della Vegan Society britannica e oggi occasione per riflettere sull’impatto che scelte alimentari e di vita hanno sugli animali e, più in generale, su tutto ciò che ci circonda.
World Vegan Day: ecco di cosa si tratta
Una giornata che da qualche anno riguarda anche il mondo della bellezza, dove i cosmetici vegani sono sempre più diffusi. Un settore in cui è necessario fare chiarezza perché non è sempre semplice districarsi tra le definizioni che accompagnano i prodotti e, di conseguenza, leggere nel modo corretto le etichette.
Quali caratteristiche deve avere un prodotto di bellezza vegano?
Per potersi definire «vegano» un cosmetico deve, innanzitutto, dimostrare davvero di esserlo. Ciò vuol dire che nella sua formulazione non devono essere presenti tracce di derivati animali. E gran parte di ciò che utilizziamo ogni giorno non risponde a questo requisito. Non sono vegani, ad esempio, i cosmetici che contengono sericinina, la proteina ricavata dai bachi da seta (i bozzoli vengono bolliti perché la falena, a fine trasformazione, mastica la fibra per liberarsi; lasciarla vivere equivale ad avere fili spezzati e, di conseguenza, più corti e meno sfruttabili) la lanolina, prodotta dalle ghiandole sebacee della pecora, oppure il miele, che è sia utilizzabile senza danneggiare gli insetti ma è pur sempre di loro produzione, e nella filosofia vegana equivale a sfruttamento.
L’acido ialuronico non è vegano
Un’attenzione particolare merita, poi, la glicerina, che può essere di derivazione vegetale, sintetica e animale, e il più che noto acido ialuronico (di origine aviaria e derivato dalle creste di gallo). Sorprese? L’acido ialuronico viene ricavato dai tessuti animali. I brand davvero vegani lo sanno e puntano su versioni vegetali sempre più performanti. Non si tratta della stessa cosa, ovviamente, ma non è detto che la tecnologia non possa dar vita a un attivo con caratteristiche simili anche se non equivalenti. Per essere certi che un prodotto sia davvero vegano, quindi, occhio alle etichette: il coniglio con grandi orecchie che disegnano un cuore e il Leaping Bunny, il coniglio che salta, sono sempre ottimi indizi, ma poi bisogna leggere anche la lista degli ingredienti.
Vegano è anche sinonimo di produzione responsabile
Non è però solo nell’Inci, ossia la lista degli ingredienti, che va ricercata la bontà di un prodotto di bellezza, ma anche nel modo in cui viene realizzato. Un cosmetico o una crema, per dirsi davvero vegani, non devono essere testati su animali. In Europa questa pratica è vietata dal marzo 2013 e vige per la produzione e l’immissione sul mercato, ma non vale per ciò che viene prodotto fuori dai confini dell’Unione.
Le aziende virtuose che l’hanno abbandonata hanno la certificazione cruelty free. Attenzione, però: quello che è vegano è sempre anche cruelty free, ma un cosmetico non testato su animali non è necessariamente anche vegano. Il brand può adottare delle pratiche etiche a livello di produzione, ma non eliminare del tutto ingredienti di derivazione animale.
I cosmetici green sono vegani? No (almeno non tutti)
Discorso ancora diverso andrebbe fatto per i cosmetici definiti genericamente green. Una crema può essere green perché ha abolito la plastica, perché utilizza pack riciclati o perché ha al suo interno attivi di origine naturale (non essendoci un regolamentazione internazionale univoca ognuno di noi ha il proprio concetto di green), ma avere al proprio interno un attivo come la sericina.
La certificazione vegan, invece, è un’altra cosa, e in un cosmetico è forse la più difficile da ottenere. Se si vuole seguire uno stile di vita che rispecchi davvero questo ideale sono diverse le variabili da prendere in considerazione, ma non è poi così difficile, complice un numero sempre maggiore di aziende che ha intrapreso un percorso in tal senso.
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