Protesta pro-Palestina a Bologna

Nel tardo pomeriggio di lunedì 27 ottobre, sotto le volte di Palazzo D’Accursio, è andato in scena il secondo round tra il Comune di Bologna e gli attivisti pro-Palestina. Dopo la manifestazione del 20 ottobre, rimasta senza risposta, il coordinamento Blocchiamo Tutto ha deciso di bussare di nuovo alle porte del potere cittadino e, di fronte a un altro silenzio, di entrarci comunque.
Registrati alla sezione Dossier BolognaToday
Il presidio, partito alle 16 in Piazza Maggiore, si è spostato verso le 17 nel cortile del Comune, mentre in sala era in corso la seduta del Consiglio comunale. L’intenzione era quella di presentare direttamente le proprie richieste dopo giorni di mancata interlocuzione, ma l’amministrazione non ha approvato il loro accesso all’aula. Gli attivisti, a quel punto, hanno attraversato comunque l’androne di Palazzo D’Accursio, fermandosi nel corridoio davanti alla sala consiliare e trasformandolo in un presidio improvvisato.
72 ore di lotta. Vi racconto come Bologna si è bloccata per Gaza | VIDEO
Addestrati per resistere. I racconti di chi ha lasciato l’Emilia Romagna per Gaza
La manifestazione, convocata dal coordinamento formato da Potere al Popolo, Usb, Cambiare Rotta, Osa e Giovani Palestinesi, riprendeva le stesse rivendicazioni del 20 ottobre: rimuovere i farmaci dell’azienda israeliana Teva dalle farmacie comunali e ospedaliere, interrompere i rapporti con Alstom, coinvolta nei cantieri del tram e citata nelle blacklist Onu per la collaborazione con l’occupazione dei territori palestinesi, e cancellare la partita Virtus Bologna–Maccabi Tel Aviv, prevista per il 21 novembre alla Fiera.
La città, spiegano, non può continuare a collaborare con aziende coinvolte nell’economia del genocidio né ospitare eventi sportivi usati come vetrina politica.
Dopo alcune ore di presidio pacifico nei corridoi del palazzo, tra bandiere sventolanti, cori e interventi al microfono, la protesta si è sciolta in serata.
Source link




