Onde sonore per leggere i pensieri: la nuova startup di Sam Altman sembra fantascienza
Dopo l’intelligenza artificiale che scrive e parla, Sam Altman punta a quella che ascolta il cervello. Il cofondatore di OpenAI e creatore di ChatGPT ha investito in una nuova startup, Rain AI, che sta lavorando a una tecnologia capace di leggere i segnali cerebrali attraverso onde sonore.
L’obiettivo è creare un ponte diretto tra mente e computer, ma senza impianti o interventi chirurgici: un “decoder cerebrale non invasivo” che trasformi pensieri, emozioni o comandi in testo o azioni digitali.
Rain AI si inserisce nel campo delle interfacce cervello-computer (BCI), ma sceglie una strada molto diversa da quella di Neuralink di Elon Musk. Mentre Neuralink impianta microchip direttamente nel tessuto cerebrale, Rain AI vuole usare ultrasuoni che attraversano il cranio per mappare l’attività neuronale in tempo reale, in modo sicuro e reversibile. Un approccio che, se funzionasse, potrebbe rivoluzionare il modo in cui comunichiamo con la tecnologia.
Rain AI: la startup che usa il suono per decifrare i pensieri
Fondata da un gruppo di ricercatori della Stanford University e dell’UCSF, Rain AI vuole dimostrare che è possibile “leggere” l’attività cerebrale senza ricorrere a impianti invasivi.
La tecnologia si basa sull’uso di onde ultrasoniche ad alta frequenza, che penetrano nel cranio e vengono riflesse in modo diverso a seconda dei movimenti dei neuroni. Interpretando questi schemi di riflessione, un modello di intelligenza artificiale può ricostruire il segnale cerebrale e associarlo a parole, immagini o emozioni.
In teoria, il sistema potrebbe un giorno permettere di scrivere un messaggio semplicemente pensandolo, controllare un dispositivo con la mente o persino comunicare con persone che hanno perso la capacità di parlare. Non è un’idea nuova — gli esperimenti con le BCI risalgono a decenni fa — ma l’approccio di Rain AI è potenzialmente più sicuro e accessibile, perché non richiede chirurgia né chip impiantati.
Altman, che figura tra i principali investitori insieme ad Andreessen Horowitz e Founders Fund, ha descritto il progetto come “un passo verso una collaborazione più naturale tra cervello umano e intelligenza artificiale”.
Il progetto di Altman: l’IA come estensione della mente
Con Rain AI, Sam Altman sembra voler completare un percorso iniziato con OpenAI: portare l’intelligenza artificiale sempre più vicino al modo in cui pensiamo, immaginiamo e comunichiamo.
Se ChatGPT è il cervello artificiale che parla con noi, Rain AI mira a essere quello che ci ascolta, interpretando i nostri pensieri e trasformandoli in azioni digitali.
È un’evoluzione coerente con la sua visione di lungo termine: un’intelligenza artificiale integrata con la mente umana, dove il confine tra pensiero e interazione diventa sempre più sottile.
Non a caso Altman ha già investito in progetti che cercano di collegare il corpo umano al mondo digitale, come Worldcoin, che usa la scansione dell’iride per autenticare le persone online.
Rain AI rappresenta un passo ulteriore, ma anche più ambizioso: mettere in comunicazione diretta il cervello e il computer, senza passaggi intermedi.
Etica, rischi e fantascienza
Come sempre accade con le tecnologie che toccano la mente umana, le promesse si accompagnano a domande etiche enormi.
Un sistema capace di leggere i pensieri solleva dubbi su privacy, sicurezza e controllo dei dati cerebrali, ambiti ancora privi di regole chiare.
Per ora Rain AI è solo nei laboratori, ma se funzionasse davvero potrebbe cambiare tutto — dal modo in cui comunichiamo al concetto stesso di identità digitale.
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