Cultura

“Su Israele caccia alle streghe contro di noi”. Anticipazioni sulla scaletta e sui concerti


I Radiohead hanno deciso di intervenire pubblicamente sulla questione israelo-palestinese, dopo anni di tensioni e controversie. La band di Oxford, che nel 2017 era stata duramente criticata per aver suonato a Tel Aviv nonostante le pressioni del movimento BDS (Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni), torna ora a esprimere la propria posizione in una lunga intervista concessa al Times. Le dichiarazioni arrivano alla vigilia del tour che segnerà il ritorno del gruppo sui palchi dopo sette anni, con date previste anche in Italia, a Bologna.

Nel corso dell’intervista, Thom Yorke ha affrontato apertamente le critiche ricevute negli anni: “È qualcosa che mi toglie il sonno. La gente pretende di dirmi cosa ho fatto della mia vita, cosa dovrei fare dopo e perché quello che penso non ha valore. Vogliono cancellare ciò che ho costruito, che per milioni di persone significa moltissimo. Ma non è loro diritto portarmelo via, e non credo di essere una cattiva persona. Qualche tempo fa, mentre camminavo per strada a Londra, qualcuno mi ha urlato ‘Liberate la Palestina!’. Ho provato a parlarci. Mi ha risposto che, avendo una piattaforma, ho il dovere di prendere le distanze da Jonny. Gli ho detto: ‘E noi due, qui, a urlarci addosso? Nel frattempo, i veri criminali — quelli che dovrebbero essere davanti alla Corte Penale Internazionale — ridono di noi, mentre continuano a uccidere impunemente’. È tutto un sintomo di impotenza, una sorta di test di purezza, una piccola caccia alle streghe degna di Arthur Miller. Capisco lo sgomento, ma è assurdo ritrovarsi nel ruolo della vittima”.

Anche il chitarrista Jonny Greenwood, a sua volta, ha espresso amarezza per il clima di polarizzazione che circonda il dibattito: “La sinistra cerca i traditori, la destra i convertiti. Ed è desolante vedere quanto, alla fine, si somiglino. Fischiare un concerto non mi pare né coraggioso né progressista”.
Quando gli è stato chiesto se i Radiohead si esibirebbero di nuovo in Israele, Yorke è stato netto: “Assolutamente no. Non vorrei trovarmi nemmeno a 5.000 miglia di distanza dal regime di Netanyahu, ma Jonny ha delle radici lì. Quindi lo capisco”. Greenwood, da parte sua, ha riconosciuto il peso delle polemiche: “L’unica cosa di cui mi vergogno è aver trascinato Thom e gli altri in questo pasticcio. Ma non mi pento di collaborare con musicisti arabi ed ebrei. Non ho nulla di cui scusarmi”.

Anche il chitarrista Ed O’Brien ha detto la sua sulla questione, dichiarando: “Avremmo dovuto suonare anche a Ramallah, in Cisgiordania. Non ho intenzione di giudicare nessuno,” ha aggiunto, riferendosi alle posizioni dei suoi compagni di band. “Ma la verità cruda è che, anche se un tempo eravamo molto uniti, ormai non parliamo quasi più tra di noi – e va bene così”.
Il batterista Philip Selway ha aggiunto: “Quello che il movimento BDS ci chiede è impossibile. Vogliono che prendiamo le distanze da Jonny, ma questo significherebbe la fine del gruppo, e Jonny agisce partendo da un principio morale molto forte. Però è strano essere emarginati da artisti con cui, in generale, ci siamo sempre sentiti affini”.
In passato, Yorke aveva risposto alle polemiche sul concerto della band a Tel Aviv affermando: “Suonare in un Paese non significa appoggiarne il governo. Non sosteniamo Netanyahu più di quanto sosteniamo Trump”.

Radiohead si preparano dunque a tornare sul palco dopo sette anni di assenza.
L’attesa dei fan è naturalmente concentrata anche sulla scaletta dei live.
Thom Yorke e compagni hanno svelato i primi dettagli sulla scenografia e sulla struttura dei concerti. Il palco, spiegano, sarà collocato al centro dell’arena, con il pubblico disposto tutt’intorno per garantire una visibilità totale a 360 gradi. Un’idea non del tutto inedita per i Radiohead: come ha ricordato il batterista Philip Selway, già nel 1993 la band aveva sperimentato una soluzione analoga durante un tour in Canada, quando apriva per i Ned’s Atomic Dustbin.
Per quanto riguarda la scaletta, il gruppo ha deciso di affidarsi a una sorta di “comitato artistico” interno, composto da Thom Yorke, Ed O’Brien e dallo stesso Selway. I tre, a quanto pare, stabiliranno la sequenza dei brani poche ore prima di ogni concerto, promettendo variazioni significative di serata in serata. La rosa dei brani tra cui scegliere è stata ridotta a circa 65 titoli.
In precedenza il bassista Colin Greenwood aveva rivelato: “Suoneremo qualsiasi cosa, in qualsiasi ordine, in qualsiasi momento. Abbiamo un atteggiamento da buskers nei confronti della setlist dei Radiohead. Credo che sarà la prima volta che faremo concerti senza nuovo materiale in lavorazione, ma non si sa mai: potrebbero esserci delle sorprese, oppure no”.
Il calendario online sul sito ufficiale prevede anche più concerti consecutivi in ciascuna città. Ecco le date:

  • Madrid (Movistar Arena) – 4, 5, 7, 8 novembre
  • Bologna (Unipol Arena) – 14, 15, 17, 18 novembre
  • Londra (The O₂ Arena) – 21, 22, 24, 25 novembre
  • Copenaghen (Royal Arena) – 1, 2, 4, 5 dicembre
  • Berlino (Uber Arena) – 8, 9, 11, 12 dicembre

L’ultimo album dei Radiohead, “A Moon Shaped Pool“, risale al 2016. L’anno successivo, la band ha pubblicato una riedizione per il 20º anniversario del fondamentale Lp “OK Computer“, intitolata “OKNOTOK 1997 2017“, e nel 2021 ha rilasciato “Kid A Mnesia“, una raccolta per l’anniversario contenente le tracce di “Kid A“, “Amnesiac” e materiale inedito. Da allora, però, Yorke si è concentrato su The Smile, progetto che ha creato con Greenwood e il batterista Tom Skinner.




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