Verdone torna alla Festa del Cinema di Roma
Roma, Festa del Cinema – «È stato come chiudere un cerchio». Carlo Verdone parla con l’emozione di chi torna nei luoghi dove tutto è cominciato.
Il Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si è diplomato sotto la guida di Roberto Rossellini e dove suo padre Mario fu a lungo dirigente, è il cuore della quarta e ultima stagione di Vita da Carlo, in arrivo su Paramount+ dal 28 novembre.
«Tornare al CSC è stato bello, commovente. È un omaggio a mio padre e agli anni in cui studiavo lì. Ma soprattutto è una dedica ai giovani», racconta Verdone, protagonista e regista della serie che, con ironia e malinconia, ha trasformato la sua vita in un racconto pubblico.
In questa nuova stagione, Verdone veste i panni di un professore di regia. «Mi trovo davanti una generazione che parla un linguaggio nuovo, corretto per loro e scorretto per me. Cerco di capire il loro mondo, di entrare nel loro modo di pensare. Da qui nascono scontri, incontri, entusiasmi… e alla fine riusciremo a portare il saggio di fine anno addirittura al Festival di Cannes». Una scena simbolica, quella dell’applauso finale ai suoi studenti: «Io esco di scena – dice – come nella vita: quello che ho dato, ho dato. Ora tocca a loro».
Verdone parla dei suoi giovani allievi con affetto e rispetto: «Ho scoperto ventenni davvero in gamba, intelligenti, curiosi. Meritano fiducia, altrimenti continueremo a vedere cast tutti uguali. Spesso abbiamo pregiudizi sui ragazzi, ma vivono in un mondo difficile, creato da vecchi che portano sulle spalle i veri problemi di oggi».
Quella in arrivo sarà l’ultima stagione. «Se mi chiedessero una quinta, direi di no. Vita da Carlo ha raccontato tutto di me: certo, è una biografia romanzata, ma c’è molto della mia vita. Mi sembra di vivere in una casa di vetro».
Ma Verdone non ha alcuna intenzione di smettere con il cinema. «Sto finendo il film Scuola di seduzione. Dopo quattro stagioni di serie, tornare sul set di un film è stato come andare a prendere un caffè. La mia vita è e resta il cinema».
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