Le dieci canzoni migliori dei Soft Cell per il Guardian. Omaggio a Dave Ball
Per gli appassionati di synth-pop, la scomparsa di Dave Ball segna una perdita incolmabile. Metà dei Soft Cell, tastierista impareggiabile e figura chiave della rivoluzione elettronica che marchiò a fuoco il pop britannico negli anni 80, Ball è morto ieri nella sua casa di Londra all’età di 66 anni. “Era un genio musicale meravigliosamente brillante – lo ha ricordato Marc Almond, compagno di un sodalizio artistico durato quasi mezzo secolo – Grazie, Dave, per essere stato parte immensa della mia vita e per la musica che mi hai dato. Non sarei dove sono senza di te”.
Nato a Chester nel 1959, adottato e cresciuto a Blackpool, Ball scoprì la sua vocazione elettronica dopo aver ascoltato “Autobahn” dei Kraftwerk. Al Politecnico di Leeds incontrò Almond: spinti da una passione condivisa per il soul e per le nuove frontiere dell’elettronica, i due diedero vita ai Soft Cell, il gruppo destinato a ridefinire il pop britannico con un suono notturno e decadente, capace di fondere i sintetizzatori ipnotici di Ball con l’interpretazione teatrale e decadente da crooner di Almond.
Con brani come “Tainted Love”, “Bedsitter” e “Say Hello, Wave Goodbye”, i Soft Cell portarono l’elettronica nelle classifiche mondiali, trasformandosi in simbolo di un’epoca segnata dall’ambiguità estetica e da un romanticismo urbano e disilluso.
Per ricordare uno dei maestri del synth-pop britannico, vi proponiamo questa top ten delle migliori dieci canzoni dei Soft Cell pubblicata dal Guardian, con acclusa playlist.
1. Memorabilia
2. Tainted Love
3. Say Hello, Wave Goodbye
4. Torch
5. What!
6. Numbers
7. The Art of Falling Apart
8. Soul Inside
9. God-Shaped Hole
10. Monoculture
Cosa succede se lo Scott Walker più teatrale e appassionato incontra i Kraftwerk di “Autobahn” dopo un viaggio sul treno del post-punk sfogliando, nel mentre, una copia dell’ultimo numero di Penthouse (da nascondere in una busta del pane, non si sa mai che passi un controllore…)? La risposta è più facile di quanto sembri. Nasce l’alchimia, la ricetta magica che tanto successo ha fatto avere a un duo di studenti di un istituto d’arte a Leeds, Peter Mark Almond di Southport e David Ball di Blackpool, destinato a scuotere non poco l’establishment televisivo e radiofonico di una Albione magari non perfida quanto arroccata in un perbenismo il più delle volte ipocrita e di pura facciata.
Da qui la cyber-fiaba della creatura che, dalla confusa identità sessuale, nutrita di glam, new wave, elettronica, cresce a misura di icona della trasgressione Eighties, partorendo, sotto fluorescenti neon, l’artificio del synth-pop
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