Emilia Romagna

Così mio padre inventò il The Rocky Horror Show

Linus O’Brien aveva solo quattro anni quando se ne stava a teatro, per la messa in scena di The Rocky Horror Picture Show, con il compito di muovere le manopoline delle luci di scena affidategli dall’autore dello show, suo padre Richard O’Brien. Oggi, a 50 anni dalla nascita di quello che è diventato un culto a tutti gli effetti (decenni di proiezioni, fan club, cinema con serate dedicate), Linus è a Bologna per presentare il documentario “Strange Journey: the story of Rocky Horror” in un mese in cui la cineteca proietta il nuovo restauro 4K del film (grazie al progetto Il Cinema Ritrovato) e al Teatro Duse arriva il musical (Trafalgar Theatre production, dal 7 al 9 novembre

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Il documentario firmato da Linus O’Brien ripercorre la storia di Rocky Horror, dalle sue umili origini come spettacolo teatrale della scena fringe londinese alla sua trasformazione in un film di culto di successo mondiale (che però all’inizo era stato definito un flop), e infine alla sua risurrezione come fenomeno popolare. Attraverso un accesso intimo al creatore Richard O’Brien e ad altri protagonisti chiave, tra cui Tim Curry, Susan Sarandon e Lou Adler, il film analizza ciò che ha reso l’opera così unica: i suoi temi trasgressivi, le performance iconiche e le canzoni indimenticabili (inclusa la malinconica “I’m going home”). Viene esplorato anche il fenomeno di culto che ha dato vita alle proiezioni notturne e ha creato un rifugio sicuro per le persone che si sentivano diverse o emarginate. 

La storia padre-figlio e l’impatto dell’opera sulla vita della gente

Il regista Linus O’Brien spiega come l’idea per il film sia nata dopo aver letto i commenti dei fan su YouTube. Lo hanno portato a comprendere l’enorme impatto che la storia ha avuto a livello personale sulla vita di molte persone. Descrive il documentario come una storia padre-figlio, con interviste approfondite a Richard O’Brien e al cast, cresciuto insieme a Linus. Il documentario rende omaggio ai fan che hanno reso l’opera un successo duraturo (Sal Piro è lo storico fondatore del primo fan club ed è presente fra i personaggi intervistati), trasformandola in una piattaforma di inclusione per persone di tutti i generi e orientamenti. Il documentario è stato accolto positivamente dalla critica per il suo sguardo affettuoso e personale sul fenomeno di culto. Ha ottenuto riconoscimenti in diversi festival, tra cui il DocEdge Film Festival, il GAZE Film Festival e il Riverbed Film Festival. Ha debuttato al festival South by Southwest nel marzo 2025. L’uscita nelle sale cinematografiche statunitensi è avvenuta a settembre 2025.

Un viaggio “padre-figlio”: tre anni per rivivere e riscoprire il RHS 

“Ho cominciato a pensare a questo film circa tre anni fa e mi ci sono voluti circa due anni e mezzo per portarlo a termine contando il periodo fra il momento in cui ho intervistato mio padre a quello in cui c’è stata la prima del film al festival South by Southwest in marzo. È stato un percorso, un viaggio molto bello quello ho fatto con mio padre e con lui ho rivissuto la sua esperienza, la sua vita e le nostre vite. Un viaggio decisamente emozionante. Sono riuscito a farlo parlare (lui, che è di solito così riservato) ed è venuto fuori un lato inedito. La cosa interessante è che lui, che scritto un musical e poi un film che parla di liberazione sessuale e dell’essere se stessi, ebbene proprio lui, ci ha abbia impiegato 30 anni ad accettare effettivamente ‘il suo autentico se stesso’ per sentirsi accettato e compreso dalla famiglia. Questa se ci pensate è una cosa molto forte”.

Linus O'Brien

Una “grande rimpatriata”

E i protagonisti del film ci sono praticamente tutti, compresi Susan Sarandon a Tim Curry: “Per me è stata una sorta di rimpatriata incredibile – spiega O’Brien junor – perché io li conosco tutti da quando ero bambino, da quando avevo 10 anni. Rincontrarli 40 anni dopo è stato davvero incredibile ed è stata una cosa che ha reso felici tutti noi, visto che fino a ora non era mai stato fatto un documentario vero e proprio sul The Rocky Horror Show. Ci sono stati dei dietro le quinte, dei piccoli approfondimenti, ma non di questo tipo e di questa portata e dunque è stata un’occasione molto bella”.

I ricordi delle serate a teatro: “Faceva un po’ paura”

Avrà visto il film una cinquantina di volte e almeno una decina di produzioni diverse dello spettacolo fra quelle europee e quelle americane: “Una cosa che mi ricordo di quelle prime serate è che il teatro aveva un’atmosfera abbastanza spaventosa perché nella prima produzione, prima di acquisire una modalità molto colorata e molto giocosa, era un po’ spettrale. Le maschere e gli attori che ti accompagnavano al tuo posto avevano delle maschere in faccia assolutamente serissime e quindi anche per il pubblico, e quindi a maggior ragione per un bambino di 4 anni, era un po’ pauroso”.

Dall’America di Nixon a quella di Trump

In una delle prime scene del The Rocky Horror Picture Show i due fidanzatini Brad e Janet sono in macchina e dalla radio arriva la voce del presidente Nixon che fa un discorso alla nazione. Se il film fosse ambientato ai nostri giorni quella voce sarebbe di Trump. Cosa è cambiato, nella politica e nella cultura da ieri a oggi? Ecco cosa ha risposto Linus O’Brien: “Interessante effettivamente il fatto che in molti mi dicano che il Rocky Horror Show è quasi più puntuale oggi di quanto lo fosse al tempo in cui è nato, quegli anni Settanta liberali, in Inghilterra, quando l’omosessualità era stata legalizzata da qualche anno e quindi era un momento in cui si sentivano le tante possibilità aperte.
Adesso in realtà si è ritornati indietro, a una società più conservatrice. A me fa piacere vedere e sapere che ci sono ancora tante persone che si sentono rappresentate e lo trovano come una comunità dove sentirsi liberi mentre si sentono normalmente vulnerabili. Una cosa molto presente adesso. Diciamo anche che il bisogno di questo oggi è ancora più forte”. 

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The Story of Rocky Horror schermo


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