Trentino Alto Adige/Suedtirol

Dall’alberghiera Ritz al ruolo di ambasciatore della cucina italiana – Merano



MERANO.  Spirito ribelle, giramondo originario di Marostica, nel 2005 Lorenzo Battistello ha partecipato alla prima edizione del Grande Fratello, dopo il quinquennio alla scuola alberghiera Ritz di Merano. Ora, il “cuoco della Casa” – così lo chiamava il grande pubblico – ha 51 anni e vive a Barcellona, dove è ambasciatore del Made in Italy.«Noi partecipanti alla prima edizione non sapevamo nulla di quello che accadeva fuori dalla casa. Abbiamo una chat di gruppo dove…»

Chi è Lorenzo Battistello, rispetto a quello che avevamo conosciuto nel 2005?

Un ragazzo ribelle da ragazzino a cui è sempre piaciuto il mondo del turismo. Dopo le scuole medie feci un anno alle ragionerie, ma era la mia vocazione.

Come è arrivato alla scuola alberghiera di Merano?

Di famiglia siamo amici di Giorgio Nardelli, uno dei più grandi chef italiani. Parlando con mia mamma, ci consigliò la Ritz di Merano. Era il 1989.

E…?

All’epoca erano solo due gli anni di scuola, alla vecchia sede di via Rezia. Fatti i due anni con professori come Boselli, Pelati, Giustino, Vanzetta e il mitico Ciccolini, presi una decisione. Ci dissero che la scuola aveva in progetto un terzo anno. Alla fine dovetti sostenere l’esame finale a Gardone Riviera, visto che all’epoca non c’era il riconoscimento nazionale.

Poi lasciò Merano?

Per nulla. Dopo quel terzo anno ci dissero che avrebbero attivato anche il biennio, ancora una volta per il quale mancava il riconoscimento ministeriale. Facemmo gli esami da privatisti alla scuola di Milano Marittima, con tutte le distrazioni che a giugno quel luogo può portare.

E Merano…Cosa?

Merano è rimasta nel cuore. Ci ho passato gli anni dal 1989 al 1994. Tutte le mie prime volte sono accadute a Merano, e spero di essermi fatto intendere…

È rimasto in contatto con i suoi compagni?

Con quasi tutti. Ricordo la domenica sera in convitto. Eravamo assieme tutta la settimana, poi c’era chi faceva stagione nei weekend. L’alberghiera crea un rapporto che va oltre la scuola classica: era vivere assieme e ancora oggi ci sentiamo.

Dove ha maturato le prime esperienze?

Al Laurin di Bolzano con Giorgio Nardelli, a Merano feci uno stage all’Hotel Irma. Ricordi della mia adolescenza, come all’estero la prima volta per un stage in Austria, oppure la patente presa a Merano. Poi, terminati gli studi, ho iniziato a lavorare.

Dove?

Dal 1994 al 2000, come cuoco negli Stati Uniti a Los Angeles, poi ho fatto il carabiniere, ma sono anche andato a Londra dove però non mi trovavo benissimo. Mia madre aveva una macelleria a Marostica e si era infortunata. Mi chiese di ritornare per sostituirla. Abituato a una vita diversa, mi annoiavo.

Quindi, l’idea di partecipare al Grande Fratello?

In Tv vedevo passare i sottotitoli con gli annunci per questa nuova trasmissione. Feci tre provini, e venni messo in lista di riserva. Era perfino difficile da spiegare ai miei amici, cosa stavo facendo.

Il via al programma?

Il 14 settembre del 2000, ma a metà agosto ero solo riserva. 15 giorni prima la chiamata: sarei entrato assieme ad altri nove ragazzi nella casa. Mi faccia dire una cosa.

Prego.

Ora si da per scontato cosa significhi entrare in un reality. All’epoca c’era la lira, non esistevano gli smartphone, e la diffusione di Internet non era come aggi. L’approccio con il mondo dello spettacolo, poi… I personaggi della Tv li guardavi con referenza. Noi, invece, eravamo i signori nessuno.

Il GF, come nel passato Rischiatutto, Drive In o Non è la Rai, fu un punto di svolta per la TV?
Senza dubbio. Oggi, l’offerta tra reality e talent è infinita. Noi siamo stati i primi: ignari ed ingenui, ma sempre noi stessi, in quella casa!

Ricorda quella premiazione ai Telegatti: Cecchi Paone contestò il fatto che il GF figurasse tra i programmi culturali?

Eccome, e non fu piacevole. Il GF era un prodotto nuovo, non facile metterlo in una categoria. Per noi la serata dei Telegatti rappresentava un appuntamento importante. Il red carpet, tutti vestiti bene, i paparazzi, Sofia Loren e Sean Penn seduti accanto a noi al Teatro Nazionale di Milano. Vincemmo due statuette, per la cultura e come evento dell’anno. Cecchi Paone cercava solo visibilità.

Nella casa eravate veramente sempre voi stessi: nessuna finzione?

Essendo i primi, non sapevamo come la gente ci vedesse da fuori. Ti potevi tenere un poco ma solo oggi sai come la gente ti percepisce, in quella situazione. All’epoca nella casa ci chiedevamo perfino se qualcuno fuori guardasse il programma! E poi, non c’era la stessa diretta h24 di oggi!

Si è mai rivisto, una volta uscito dalla casa?

In parte, anche perché in seguito ad un incendio a Cinecittà molti filmati sono stati distrutti. I fuori onda, ad esempio, sono persi.

Fuori dalla casa, cosa l’ha infastidita?

Dentro e fuori la mia figura è rimasta molto pulita: molto altoatesina, direi. Nei social network difficilmente in venticinque anni qualcuno mi ha veramente attaccato.

Quanto durò l’onda lunga del successo post casa?

Per quattro anni vissi di televisione. Fui il primo a portare la figura del cuoco in Tv, ma allora non c’erano gli influencer. La prima puntata di “Mezzogiorno di cuoco” fece uno share del 27%, poi venne chiusa per motivi che mi spiegò Mike Bongiorno. Oggi ci sono i cuochi rock star che non sanno nulla di cucina. Con Instagram all’epoca avrei avuto 2 milioni di followers!

Poi, come ha campato?

Capito che il mondo dello spettacolo non era la mia strada ho aperto ristoranti: Milano, Belgrado e da 15 anni in Spagna. Ora faccio il consulente di grossi marchi italiani che vogliono espandersi nel mercato spagnolo.

Con i concorrenti del GF avete veramente una chat whatsApp di gruppo, come i calciatori del mundial 1982?

Creata in occasione della reunion del 2020 con dentro gli autori, l’ufficio stampa, Marco Liorni, il fotografo. Se esce un articolo su di noi, come questo, lo inviamo al gruppo.

Siete rimasti amici, vuole dire?

Un poco con tutti, con Salvo che sento spesso, Maria Antonietta e Marina, o Cristina Plevani, la vincitrice, che vedo quando vado ad Iseo.

Era dura, nella casa?

Non avevamo nemmeno una penna e poche cose da fare. Qualsiasi cosa accadesse veniva amplificata. In quella situazione si diventa ricettivi e si ha una percezione diversa su tutto. Per quello arrivano i momenti di crisi e pianto.

Veramente nulla, di quella, esperienza le da fastidio?

Una cosa sì. La mancanza di credibilità personale per il fatto di avere avuto quella esperienza. Gli addetti al lavoro mi guardano con superficialità, ma io sono un professionista. Il GF è un marchio commerciale che ti si attacca addosso.

E quindi?

E quindi sono più legato a Merano che al Grande Fratello.




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