Siamo sicuri che la consapevolezza sessuale vada realizzata a scuola?
di Leonardo Mala
Ma siamo sicuri che la scuola sia il posto ideale per la consapevolezza sessuale e affettiva degli adolescenti? La scuola, liberata dai troppi carichi che la gravano, ha già la funzione di riempire di contenuti sia le teste che i cuori dei ragazzi, formando quel terreno di coltura indispensabile per piantare i semi dei valori sentimentali. Al contrario è difficile immaginare ragazzini di quattordici anni parlare apertamente di bocca, di sperma e di rapporti anali, che costituiscono il riferimento quotidiano della pornografia a cui accedono liberamente, nello stesso luogo dove vengono giudicati e valutati.
Non sarebbe il caso di farli inventare a loro questi spazi, logicamente entro obiettivi specificamente didattici, fornendo ai ragazzi una serie di consulenze, di esperti abilitati a tale compito? Già farli parlare insieme, maschi e femmine, ideando spazi e momenti loro, sarebbe un gesto di grande crescita e riconoscimento reciproco, significherebbe dare finalmente corpo agli intenti della politica (“occorre puntare sulle nuove generazioni”). Alla scuola, ma non solo ad essa, spetterebbe semmai il compito di incanalare e supervisionare queste attività.
Spazi e momenti di crescita che, occorre dirlo, i genitori hanno tutto il diritto di rifiutare, accollando a se stessi la crescita sessuale e affettiva dei figli minorenni. Salvo poi risponderne personalmente: se ci si ritiene all’altezza di sostituire un servizio pubblico corroborato da tecnici ed esperti, in caso di incidente, di molestia se non addirittura di violenza, si viene chiamati a risponderne in sede penale. Questo consentirebbe di distinguerebbe il genitore che si vuole impegnare sul serio in tale compito, investendo tempo ed energie, e quello che si oppone per ragioni strumentali, gestendo il figlio come diretta emanazione delle proprie ubbìe.
Purtroppo non sarà così: nel migliore dei casi avremo lezioni dove i ragazzi interpretano il ruolo di se stessi e dove la società civile affronta l’argomento attraverso giornalisti e opinionisti che da anni sono in andropausa e menopausa. Sembriamo sempre di più un Paese che fa l’autostop in aperta campagna sperando che si fermi il Frecciarossa.
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