Can Yaman alla Festa del Cinema di Roma: «Il mio Sandokan è un personaggio moderno, che appoggia le diversità e l’integrazione. La parte emotiva è stata la più intensa»
Cinquant’anni dopo la serie che fece sognare un intero Paese, Sandokan è pronto a tornare. Alla Festa del Cinema di Roma, la nuova produzione firmata Lux Vide in collaborazione con Rai Fiction, è stata presentata come un passaggio di testimone tra generazioni: non un semplice remake, ma una riscrittura del mito, più complessa, più umana, più contemporanea.
«Abbiamo raccolto un testimone che risale a cinquant’anni fa», ha raccontato il regista della serie Jan Maria Michelini (insieme a Nicola Abbatangelo), «un racconto piratesco all’italiana che abbiamo voluto modernizzare. I personaggi sono scritti con maggiore profondità: Sandokan parte come un Robin Hood dei mari, ma capirà che la vera libertà è quella che ti fa donare agli altri».
Non solo una storia d’avventura, ma una riflessione sul potere, sulla libertà, sull’inclusione. E dopo anni di attesa e di preparazione, Sandokan – «un po’ Robin Hood, un po’ asceta» – è diventato per Can Yaman il ruolo della vita: «Il mio Sandokan è autentico e originale. In questa prima stagione lo vedremo in un viaggio dentro sé stesso», ha spiegato l’attore. «Nasce con un’idea di libertà per liberare sé e sua madre, ma diventa il salvatore di un popolo. È un personaggio inclusivo, che appoggia le diversità e l’integrazione».
Yaman ha raccontato di essersi preparato per cinque anni, studiando ogni sfumatura del personaggio: «Un ruolo così arriva raramente nella vita di un attore. All’inizio mi concentravo sulla parte fisica, ma ho scoperto che quella emotiva è ancora più intensa. Sandokan è un uomo sofferente, ascetico, ma anche ironico: ho imparato da lui che anche nella sofferenza bisogna saper sorridere».
Nel ruolo di Yanez de Gomera, l’amico e alter ego di Sandokan, un bravissimo Alessandro Preziosi ha trovato una chiave personale: «Yanez è stata la mia fonte di ispirazione adolescenziale. Sul set con Can ho ritrovato una grande complicità emotiva e caratteriale. Ho cercato di unire alla mia esperienza tutta la mia cultura di padre, quel modo di rendere i personaggi accessibili a tutti, come nei film Disney. Mi sono permesso di essere disobbediente, di superare i confini, e per la prima volta sono stato pagato per farlo».
Nel ruolo di Marianna Guillonk, l’attrice Alanah Bloor porta in scena una figura femminile complessa, ribelle e moderna: «È stato meraviglioso poter dare un tocco contemporaneo a una donna vittoriana», ha spiegato l’attrice britannica. «Marianna trova la propria libertà in un mondo che cerca di limitarla. La forza delle donne non è qualcosa di moderno, ma è universale e senza tempo. Anche se la storia è ambientata nel passato, vedrete in lei tratti di voi stessi e delle persone che amate».
A interpretare l’altra metà del conflitto c’è Ed Westwick, il carismatico interprete di James Brooke, il cacciatore di pirati sulle tracce di Sandokan: «È un personaggio affascinante perché non è solo un cattivo», ha raccontato. «È determinato, persino crudele, ma ha anche un lato romantico. Non sono certo che il suo amore sia vero o una forma di manipolazione: è questo mistero che lo rende interessante». Un ruolo che, secondo l’attore, gli ha permesso di esplorare la natura del potere e del desiderio: «Cosa fai quando ottieni tutto ciò che vuoi? Chi diventi dopo? È una domanda che attraversa tutto il suo percorso».
Nel nuovo Sandokan, la fedeltà all’opera di Emilio Salgari convive con una lettura contemporanea: l’eroe dei mari diventa simbolo di resistenza al colonialismo, di inclusione e di coraggio morale.
Come hanno ricordato i produttori, «Salgari denunciava il colonialismo inglese e Sandokan rappresenta l’uomo che si ribella alle potenze dei grandi imperi».
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