Mondo

Trump: gli Stati Uniti non interverranno militarmente a Gaza. Hamas: vogliamo restituire i corpi, ma ci vuole tempo


Live

Candidato dem a sindaco di New York Mamdani: Hamas dovrebbe deporre le armi

Otto Carabinieri in missione a Rafah. Il Comandante generale dell’Arma: svolta importante

E’ una svolta “di grande significato”: Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha autorizzato un contingente di otto militari a riprendere le attività nell’ambito della missione dell’Unione europea denominata Eubam Rafah, con il compito di fornire assistenza all’Autorità palestinese per la riapertura del valico e per avviare un’attività di formazione per le future forze che presidieranno l’area. Lo ha dichiarato il comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Salvatore Luongo, in un’intervista al Corriere della Sera pubblicata oggi.

Il generale ha spiegato che la missione si inserisce in un’azione più ampia che l’Arma porta avanti da anni nella regione: dal 2014 a oggi sono stati formati circa quattromila operatori di polizia palestinese. “Non si tratta solo di numeri, ma della trasmissione di un metodo, di una cultura del servizio che guarda alla sicurezza come strumento di stabilità e convivenza”, ha detto.

Luongo ha sottolineato che le missioni militari all’estero dell’Arma vanno oltre la dimensione tecnico-operativa. “Quando operiamo in teatri di grande fragilità, come Gaza o altre aree di crisi, ci mettiamo al servizio della pace e della stabilità internazionale portando con noi qualcosa di unico: un modello non solo professionale, ma soprattutto culturale”.

“Quando formiamo le forze di polizia in contesti così difficili esportiamo i valori di integrazione e accoglienza che contraddistinguono il popolo italiano e di cui l’Arma è piena espressione. I carabinieri e le nostre stazioni sono luoghi di prossimità, di vicinanza, di solidarietà. In Italia come all’estero. Tutti ce lo riconoscono, tutti chiedono che intervengano i carabinieri”, ha affermato Luongo.

Witkoff: «Fiducioso del ritorno di tutti ostaggi. Il disarmo di Hamas sia inequivocabile»

L’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff ribadisce l’impegno dell’amministrazione Trump perché tutti i corpi degli ostaggi ancora detenuti a Gaza vengano restituiti. “Perseguiremo l’obiettivo della restituzione dei corpi dei defunti finché non torneranno tutti a casa. E sono fiducioso che torneranno tutti a casa”, ha affermato durante un evento presso l’US Holocaust Memorial Museum di Washington, in occasione del secondo anniversario dell’attacco di Hamas del 7 ottobre. Witkoff ha sottolineato il ruolo fondamentale del presidente degli Stati Uniti Donald Trump nel garantire un cessate il fuoco la scorsa settimana, che ha portato al rilascio di tutti gli ostaggi ancora in vita. “Il presidente Trump ha capito qualcosa che la maggior parte dei leader dimentica: che la chiarezza morale senza forza non significa nulla, ed è proprio questa combinazione di convinzione e potere che ha salvato delle vite”, ha detto l’inviato statunitense. Negli ultimi giorni dei colloqui a Sharm el-Sheikh, all’inizio di questo mese, i paesi mediatori sono riusciti a convincere “Hamas che tenere i restanti 20 ostaggi non era più un vantaggio. Era una loro responsabilità, e hanno iniziato a crederci”, ha aggiunto Witkoff.

Trump: gli Stati Uniti non interverranno militarmente a Gaza

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che gli Stati Uniti non interverranno militarmente nella Striscia di Gaza, dopo aver minacciato Hamas in un post su Truth Social alcune ore prima.

“Non ho detto chi sarebbe entrato, ma qualcuno lo farà”, ha detto Trump. “Non saremo noi, non dovremo esserlo. Persone molto vicine lo faranno con facilità, ma sotto i nostri auspici”.

In un messaggio precedente, sempre su Truth Social, Trump aveva scritto: “Se Hamas continua a uccidere persone a Gaza, cosa che non faceva parte dell’accordo, non avremo altra scelta che entrare e ucciderli”.

Le dichiarazioni si inseriscono nel quadro di tensione intorno all’accordo su Gaza e alle richieste di cessate il fuoco, con timori di un’escalation militare regionale. Trump ha parlato anche della possibilità che attori vicini alla zona possano intervenire operando però sotto il controllo o la supervisione degli Stati uniti.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »