Una Calabria che aspetta e non cresce mentre si emigra sempre verso Nord
Da anni, ormai, la vita dei giovani in Calabria ha imboccato una pericolosa curva della storia. L’ascensore sociale è bloccato al piano terra. Chi vuole salire deve andarsene. Emigrare per studiare, per lavorare, per esistere. Così il tempo si dilata. Si stira in una lunga attesa. Quando non studi, non lavori, non sei coinvolto in alcun progetto sociale o personale, è come se entrassi in un buco nero nel quale rischia di perdersi tutta l’umanità. Una palude esistenziale nella quale si stanno affacciando generazioni di giovani calabresi. E non è l’apatia, non sono le perdite di visioni, di relazioni. È la sospensione, l’attesa che logora spinta dal tempo che qui sembra viaggiare contromano.
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