rene trapiantato grazie ai Carabinieri con la supercar

ANCONA – «Dal momento in cui un rene viene espiantato da un corpo umano bisogna fare in fretta. L’organo non può restare per troppo tempo senza ricevere sangue. Così si rischia di compromettere il successivo trapianto», spiega Benedetto Marini, responsabile del Centro trapianti regionale di Torrette.
La corsa
Ecco spiegato il motivo per cui, intorno alle 6.30 di ieri mattina, i carabinieri del nucleo radiomobile di Milano sono saltati sulla loro Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio e hanno premuto l’acceleratore. Per fortuna il mezzo è in grado di garantire rapidità negli spostamenti, necessaria per garantire che l’organo riesca a “sopravvivere” il più possibile. I militari hanno prelevato il rene sinistro all’ospedale di Varese e lo hanno riposto in una speciale sacca termica. A quel punto è iniziata la corsa contro il tempo, che li ha portati a raggiungere Ancona, intorno alle 10.30. Lì erano attesi dall’équipe medica, già pronta per l’intervento, che è andato a buon fine. «Ci siamo occupati di un uomo di mezza età con una patologia renale, per fortuna è andato tutto bene – spiega Marini – Non è la prima volta che le Forze dell’Ordine ci offrono un servizio del genere. Sono sempre professionali e veloci, ci danno una grande mano».
Di solito funziona così: la sede di prelievo invia l’organo e decide le modalità di trasporto. «Spesso si chiede un aiuto alle Forze dell’Ordine, è una prassi ormai consolidata, perché sono in grado di assicurarci una rapidità di intervento che altri non hanno», chiarisce Marini.
Appena ricevuto l’organo, i medici si sono occupati di prelevarlo e raffreddarlo e poi dell’operazione. L’uomo non dovrebbe aver atteso troppo per avere accesso alla procedura di operazione. «Le nostre liste d’attesa non sono infinite, parliamo di circa un paio d’anni. Funziona così: chi ha una patologia renale viene sottoposto alla valutazione di un’équipe medica. A quel punto si viene inseriti in lista e si attende, anche in base alla compatibilità e alla gravità della propria patologia».
In generale, il centro trapianti delle Marche, diretto dal professor Marini, sembra essere in rapida crescita. «In questi anni ci siamo accorti che, anche nella tragedia, i marchigiani sono un popolo molto generoso». Generosità testimoniata dal fatto che il numero dei trapianti sale giorno dopo giorno. «Il nostro obiettivo è riuscire a fare meglio dell’anno scorso, quando raggiungemmo il numero di 70. A dicembre tireremo le somme, ma dovremmo essere in grado di superarlo», si augura Marini.




