Roma reale e Roma virtuale: le periferie dimenticate
Ultimamente capita spesso di vedere sui social video e post pubblicati da membri dell’amministrazione comunale — Sindaco incluso (che, per inciso, ho anche votato). Scorrono immagini di sorrisi, inaugurazioni, progetti annunciati con enfasi e toni trionfalistici.
Alcuni di questi sono anche buoni progetti, per carità, ma quasi sempre concentrati nel cuore della città, lasciando ai margini tutto ciò che si trova in periferia.
Questo uso così disinvolto dei social — ormai arrivato alla teatralità e alle scenette — non mi piace. Non lo trovo rispettoso nei confronti di chi, invece, non vede la propria qualità della vita migliorare.
Nella Roma reale, alternativa allo storytelling del Campidoglio, che viviamo ogni giorno, soprattutto nelle periferie, le notizie negative e talvolta drammatiche non mancano.
Basta percorrere le strade che dalla periferia est portano al centro: la Casilina, la Prenestina, la Tiburtina, la Tuscolana. Ogni mattina chi esce di casa per andare a lavorare non sa cosa lo aspetta: una vera roulette quotidiana, tra mille incognite sul percorso casa-lavoro.
Prendo spunto anche dalle amare riflessioni del direttore Vincenzo Luciani riguardo ad alcune situazioni emblematiche di degrado della nostra periferia: le condizioni delle fermate della metro, il mercato di viale della Primavera, la pista di atletica del Parco di Tor Tre Teste, lo stesso Parco, lo stato comatoso dei marciapiedi di viale Alessandrino, via Luca Ghini, e così via.
Luciani scrive:
“E pensare che in tanti, a parole, proclamano di volere rigenerare le periferie… Quando si tratta di fare qualcosa, però, l’amministrazione comunale, come sempre, ha un passo più lento e spesso si dimentica delle promesse.”
Parole amare ma oneste, di una persona equilibrata nei giudizi, che conosce concretamente i bisogni dei nostri quartieri.
Diciamoci la verità: la sensazione è che la periferia non sia una priorità. Degrado e abbandono sembrano una costante.
Basta confrontare le risorse investite negli ultimi anni — come mostrano anche i dati pubblici del portale Roma si trasforma — per rendersi conto che la fotografia è impietosa.

L’inchiesta dell’Università Roma Tre sui luoghi della cultura
E che dire della recente inchiesta dell’Università Roma Tre sulla distribuzione dei luoghi della cultura?
Sono stati censiti 7.422 luoghi suddivisi in 59 categorie: non solo cinema e teatri, ma anche biblioteche, librerie, musei, monumenti, sale studio.
Il confronto è deprimente: migliaia di strutture concentrate nel centro e nei quartieri centrali, a fronte di pochissime realtà in periferia. Su 155 zone della Capitale, in ben 103 non esiste un museo, un cinema o una libreria.
Come ha osservato Michela Addis, promotrice dell’indagine: “Per un’immagine inclusiva e competitiva della città è necessario riequilibrare l’offerta.”
A questo punto mi chiedo: ha davvero senso continuare a produrre video patinati, post entusiasti e siparietti da social? Non sarebbe meglio comunicare con sobrietà, con meno spettacolo e più attenzione ai problemi reali?
La sicurezza stradale
Tra le tante criticità, una delle più gravi riguarda la sicurezza stradale, soprattutto per chi si muove a piedi, in bicicletta e sullo scooter.
I numeri restano spaventosi. E mentre da un lato si approvano nuove disposizioni sulla sicurezza, dall’altro sembra che le istituzioni si limitino a lavarsi la coscienza.
Autovelox, limiti, multe: tutto sacrosanto. Ma non è scaricando tutte le responsabilità sui cittadini che si risolvono certi problemi. La prudenza di chi guida è fondamentale, sì, ma non può essere l’unica responsabilità in gioco.
Il vero nodo resta la manutenzione delle strade. Chi vive in periferia sa bene di cosa parlo: buche, avvallamenti pericolosi, marciapiedi rotti, segnaletica scolorita o assente, tombini e rotaie non aderenti al manto stradale, sottopassi al buio.
In queste condizioni si continua a vivere — e talvolta a morire. Non serve un esperto per capirlo: basta salire ogni giorno su una due ruote.
Eppure anche qui la giunta ha stanziato 58 milioni di euro per la manutenzione straordinaria delle strade, che si aggiungono ai 329 milioni previsti per il Giubileo, ripartiti tra Dipartimento e Anas. Bene.
Ma, ancora una volta, la maggior parte degli investimenti riguarda il centro: Prati, Parioli, Monti… per le periferie poco o nulla.
Basta fare un giro per le vie dell’Alessandrino, di Torre Maura o di Tor Tre Teste per rendersene conto.
Cosa arriva in periferia del bilancio 2025
Il bilancio 2025 prevede circa 6,5 miliardi di euro di spesa corrente e un piano investimenti da 6,7 miliardi.
Cosa è arrivato nei quartieri periferici, oltre a Tor Bella Monaca? Complessivamente, si parla di 14 miliardi di euro destinati a Roma tra Giubileo, PNRR e altri programmi entro il 2026.
Ultimamente il Sindaco ha affermato: “Le periferie fanno schifo.” Ha ragione, ma proprio per questo meritano rispetto.
Meritano rispetto i cittadini che ci vivono — la maggioranza della popolazione — e che spesso suppliscono all’assenza delle istituzioni con il volontariato: associazioni, comitati di quartiere, parrocchie, e anche l’impegno di alcuni consiglieri municipali, forse l’unico vero punto di riferimento per molti cittadini.
Le periferie meritano rispetto, non siparietti sui social. Hanno bisogno di fatti concreti, di interventi strutturali, di manutenzione ordinaria e straordinaria — non di alberelli di Natale, disegni sui muri o eventi occasionali.
La riqualificazione è lontana
La riqualificazione dei quartieri è ancora lontana. La Roma reale è quella che si consuma ogni giorno sulle sue strade. E quella, purtroppo, non finisce quasi mai sui social.
Le periferie rappresentano una delle grandi sfide per il futuro di Roma. Sono territori spesso dimenticati, ma abitati da centinaia di migliaia di persone che hanno diritto a una vita dignitosa. Solo i Municipi V e VI contano da soli mezzo milione di abitanti.
Ne vogliamo parlare? Vogliamo continuare a considerarli cittadini di serie B? Forse non sono bravi a protestare come fanno in centro — come accade, ad esempio, per la ciclabile di via Panama (Parioli), al Flaminio o su Corso Francia, dove la presenza di VIP (attori, giornalisti, ecc.) amplifica l’eco mediatica e, come per magia, il Comune si adegua.
Con la nuova legge arriveranno nuovi poteri e risorse: ma che fine faranno? Tutto continuerà a essere centralizzato? Perché il tema del decentramento è stato abbandonato, quando è forse l’unico vero modo per una svolta storica?
Il decentramento ai Municipi deve essere una priorità: non si possono governare territori così vasti e popolosi dal centro. Oggi i Municipi restano privi di autonomia finanziaria e con poteri molto limitati.
Spesso fungono da semplici sportelli decentrati, non da veri organi di governo locale. La burocrazia del Campidoglio continua a controllare la maggior parte delle decisioni strategiche e gestionali.
Non basta un assessorato alle Periferie
E non basta istituire, a meno di due anni dalla fine del mandato, un Assessorato alle Periferie.
Pur apprezzando la storia politica e l’etica che animano l’azione del nuovo assessore Battaglia, la mossa appare più simbolica che concreta.
Lo stesso assessore Battaglia, intervistato da questo giornale, ha dichiarato:
“La missione che mi sono dato per intervenire sulle periferie è di conoscerle sempre meglio, visitarle e discutere con i suoi abitanti, gli unici in grado di conoscere davvero le esigenze di quei territori.”
Parole condivisibili, ma è arrivato il momento di passare ai fatti. Il tempo della conoscenza è terminato.
I problemi sono noti e stranoti. È ora di mettere davvero la periferia al centro della politica: con azioni, risorse, volontà e un reale decentramento.
Basta parole. E basta anche con convegni e annunci di futuri investimenti: abbiamo bisogno di concretezza.
Non serve sbandierare la futuristica linea G come un grande risultato, quando ci sono voluti dieci anni solo per decidere cosa fare — e forse altri dieci per vedere un primo risultato.
Nel frattempo la vita scorre. Risparmiateci i convegni celebrativi, grazie.
L’esempio del Parco Tor Tre Teste
In questi anni, dove sono finite le risorse e gli interventi? Basta osservare, ad esempio, le condizioni del Parco di Tor Tre Teste – Alessandrino – Quarticciolo: dovrebbe essere curato e valorizzato come Villa Ada o Villa Borghese, e invece — come documentano i resoconti del nostro giornale a firma Attilio Migliorato — siamo ancora lontani da una vera attenzione e manutenzione. Eppure quel parco potrebbe essere il fiore all’occhiello di un’amministrazione attenta al territorio.
Lo stesso vale per piazze, marciapiedi, pulizia e decoro. A Torre Maura, per esempio, in piazza degli Alcioni, si trova forse il mercato più degradato di Roma: strutture in lamiera fatiscenti e pericolose, un manto stradale indecoroso, il tutto accanto ad una scuola dell’infanzia e primaria.
Eppure nessuno interviene, nessuno riesce a risolvere la questione. Un immobilismo inspiegabile, tanto più che quella piazza potrebbe essere meravigliosa. Quando vedremo un progetto serio — e adeguatamente finanziato — di riqualificazione?
Desideriamo piazze di quartiere che tornino a essere luoghi di socialità e identità: spazi dove realizzare progetti di forte impatto sociale ed economico, interventi di vera rigenerazione urbana, luoghi di incontro, eventi e scambio. La vera città dei 15 minuti deve e può nascere qui, nei quartieri periferici di Roma.
La dipendenza dall’algoritmo dei like e dei follower
Vorremmo anche che i nostri politici smettessero di essere ossessionati e dipendenti dall’algoritmo dei like e dei follower. L’uso dei social può avere un valore reale solo se serve a trasmettere autenticità, favorire la partecipazione e informare i cittadini su temi concreti. È però altrettanto importante evitarne l’uso strumentale o spettacolare.
Oggi si tende a estremizzare la comunicazione per amplificare il valore delle iniziative, magari per coprire realtà ben più gravi e bisognose di intervento. Nel frattempo, le decisioni vengono prese in modo sempre più accentrato e calato dall’alto, con i poteri commissariali del Sindaco per il Giubileo.
Le occasioni di partecipazione o confronto si riducono, e le informazioni sulle trasformazioni del territorio diventano sempre più inaccessibili, sostituite da veline social e show autocelebrativi.
Ma noi continueremo, serenamente, ad andare — quando necessario — in direzione ostinata e contraria, affinché i nostri quartieri possano diventare centrali nelle politiche del Campidoglio.
Chiediamo alla Giunta di dare un segnale forte, inequivocabile e concreto verso questa direzione. A meno di due anni dalla scadenza elettorale.
Fabio Mollicone
P.S.
Carlo Verdone, intervistato da la Repubblica per l’evento del 17 novembre Sindaco per un giorno, ha dichiarato: “Sono le periferie le zone di Roma più delicate. Al centro si sta facendo tanto, ma è in periferia che si deve fare di più: illuminazione, viabilità, manutenzione delle strade — problema atavico — ma riguarda sempre di più le periferie. La periferia è il nostro tallone d’Achille.”
Bene, ora anche noi abbiamo il nostro VIP. Non deludetelo.
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link










