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Arturo Gatti, morto il figlio di 17 anni del campione di boxe: voleva diventare come il padre


Un sogno spezzato a soli 17 anni. Voleva intraprendere le orme del padre, partecipare al Golden Gloves, fare il salto nel professionismo. La morte di Arturo Gatti Jr. ha sconvolto il mondo della boxe. Il ragazzo è stato trovato senza vita in Messico: non sono stati forniti dati certi sulle cause del decesso, ci sono però notizie frammentarie che parlano di suicidio. Difficile saperne di più. Moe Latif, il suo allenatore, ha invocato il rispetto della privacy in questo momento di dolore.

La maledizione di Arturo Gatti

Impossibile a non pesare a una maledizione. Arturo Jr. aveva 10 mesi in un terribile giorno del 2009. Era nella stanza di un albergo con i genitori a Porto de Galinhas, in Brasile, dove le spiagge bianche invogliano ad andare gente che può spendere. Il padre di soldi da spendere ne aveva tanti: nella boxe era stato un fuoriclasse della gente. Non era al livello di De La Hoya o di Floyd Mayweather, ma i tifosi lo amavano ancora di più.

Quel cuore da emigrante

Forse perché sul ring, lui che era nato a Cassino, gettava il cuore da emigrante. La trilogia con Micky Ward è ricordata per la straordinaria intensità, al punto di diventare punto centrale di un bel film sulla boxe interpretato da Mark Wahlberg, “The Fighter”.

Il mistero della morte del padre

Quel giorno maledetto del 2009, Arturo Jr. era rimasto orfano di padre. Giaceva molto accanto a lui e alla moglie, Amanda Rodriguez. Lei, con la quale il ragazzo viveva in Messico, venne sospettata di omicidio e arrestata. Poi, dopo lunghe indagini, la polizia stabilì che il campione si era tolto la vita, distrutto dalle luci della ribalta che si erano spente all’improvviso lasciando spazio alla depressione. Arturo Jr. aveva tutta la vita davanti, voleva diventare come il padre, il sogno di è spezzato presto. Troppo.


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