Il cuore artificiale Aeson non batte più e va in bancarotta

Carmat, il produttore del cuore artificiale Aeson, è sull’orlo del fallimento. L’azienda, fondata nel 2008 e quotata in borsa dal 2010, ha annunciato che la liquidazione giudiziaria è ormai uno scenario “estremamente probabile”. La società, che non è riuscita a raccogliere i fondi necessari per ripianare i debiti, aveva puntato a ottenere almeno 3,5 milioni di euro entro il 30 giugno e circa 20 milioni entro la fine del 2025. Prima dell’estate aveva lanciato una campagna di raccolta fondi per garantire la continuità operativa, ma lo sforzo non è bastato a salvarla dalla bancarotta. Il cuore artificiale Aeson, sviluppato dal professor Alain Carpentier, è stato per anni presentato come una rivoluzione medica capace di cambiare la storia dei trapianti. Il primo impianto su un paziente risale al dicembre 2013, all’ospedale Georges-Pompidou di Parigi. Un intervento pionieristico che aveva suscitato enorme eco mediatica. Da allora, il dispositivo ha ottenuto il marchio CE come ponte al trapianto ed è stato impiantato su 122 pazienti affetti da insufficienza cardiaca biventricolare avanzata, in contesti clinici o commerciali in Francia, Europa e Stati Uniti.
Dalla creazione, la società non ha però trovato un modello economico, inghiottendo 550 milioni di euro, a causa soprattutto della difficoltà di ridurre i costi di produzione della protesi rivoluzionaria. I dirigenti di Carmat si sono persino appellati all’Eliseo dopo aver tentato tutte le opzioni di rifinanziamento visto che l’innovazione era stata citata dallo stesso Emmanuel Macron come simbolo dell’eccellenza francese. Una volta avviata la liquidazione, si tratterà di definire le modalità che garantiscano ai pazienti portatori del cuore artificiale la continuità dell’assistenza in caso di necessità, prevedendo in particolare la disponibilità di pezzi di ricambio.
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