Candidatura solo rinviata al 2029

Solo un arrivederci. Il Comune di Sessa Aurunca posticipa la sua candidatura a Capitale Italiana della Cultura al 2029. Questo il chiarimento che arriva dall’Amministrazione Comunale che stoppa le polemiche sul nascere e chiarisce il motivo della sua ‘esclusione’ dalle città candidate per il 2028.
“Non si tratta di alcuna rinuncia alla candidatura – si legge in una nota del Comune – Dopo attente valutazioni, condivise in sede istituzionale anche con i progettisti, si è deciso di posticipare la candidatura all’edizione 2029. Questa scelta consentirà di dedicare un anno in più alla stesura di un dossier ufficiale più strutturato, completo, solido e competitivo, in grado di valorizzare al meglio la ricchezza storica, artistica, archeologica, paesaggistica e comunitaria di Sessa Aurunca e del suo territorio”, fanno sapere dal Municipio.
“È importante precisare che la fase recentemente conclusa non rappresentava la presentazione ufficiale delle candidature, ma solo una manifestazione di interesse preliminare, di carattere ricognitivo e non vincolante. La vera e propria candidatura, con il dossier progettuale completo, sarà presentata in una fase successiva, alla quale l’Amministrazione parteciperà con la prospettiva del 2029 – proseguono – Si tratta quindi non di una resa, ma di una scelta responsabile e lungimirante, finalizzata a elaborare un progetto capace di competere efficacemente con le altre città italiane e di cogliere tutte le opportunità offerte da questo prestigioso riconoscimento”.
“Il percorso è già avviato e la direzione è chiara: Sessa Aurunca sarà candidata a Capitale Italiana della Cultura 2029, con un progetto condiviso e ambizioso, destinato a lasciare un segno duraturo nella comunità – dicono ancora dall’amministrazione – Invitiamo, pertanto, cittadini e realtà del territorio a leggere questa decisione come un segno di maturità amministrativa, e non come un arretramento. Il tempo aggiuntivo sarà utilizzato per rafforzare il dossier e costruire un progetto partecipato, condiviso e vincente”, concludono.
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