la picchiava anche mentre allattava

JESI I pugni, gli scatti d’ira, le sevizie. Poi, prima di mettersi a letto, stordito dall’alcol, si placava. «Stupida, ti amo»: pensava di risolvere così, con una moina di riappacificazione, i litigi con la compagna che sfociavano spesso in aggressioni, anche fisiche. Lei più volte è scappata di casa e si è barricata perfino in una struttura protetta, insieme ai due figli avuti con lui. Puntualmente l’ha perdonato e ci è tornata insieme, fino a che, all’ennesima minaccia, se n’è andata via per sempre.
Gli episodi
«Urla pure, pagherai per la mia ex e per tutte le donne.
Ti metto la faccia sulla griglia e se vuoi ti porto nel posto dove si è ammazzato mio nipote, così la fai finita pure tu». Sono le ultime intimidazioni che lei, giovane cameriera romena di 36 anni, ha accettato di sentirsi dire dal compagno 43enne, un infermiere anche lui d’origine romena. Poi l’ha denunciato ai carabinieri (era il 2023) e in quell’occasione ha raccontato anche di una volta in cui lui, già brillo al mattino presto, uscendo dal bagno le aveva strizzato un capezzolo per poi avvertirla: «Chiama l’assistente perché sto per ammazzarti».
Nonostante lei fosse già stata in una casa protetta, aveva deciso di tornare con lui (che aveva un divieto di avvicinamento). Una storia tossica, fatta di ultime chance concesse, effimere come le sigarette dello Zeno di Svevo. Solo che lei un punto finale l’ha messo. E ha trascinato a processo l’ex (difeso dall’avvocato Marco Polita) accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni aggravate. Davanti al collegio penale presieduto dal giudice Roberto Evangelisti, la 36enne (assistita dall’avvocato Francesca Santorelli), protetta da un separé, ha ripercorso il suo inferno, cominciato dopo la nascita del secondo figlio. Le scenate di gelosia («quando voleva fare sesso e io no, mi accusava di avere un altro e se la prendeva con un mio collega»), l’alcol, le minacce, come quando lei fece un incidente e lui urlò: «Scappa, ti ammazzo». Nel corso del 2023, il climax di violenze.
«Una sera, ubriaco, mentre allattavo mi ha preso a pugni in testa – ha riferito – poi con una forcina mi graffiava il petto. Mi ha detto: scegli chi vuoi che butti dal balcone, tu o il bambino. Mi sono alzata e sono andata in balcone, in lacrime. Mi ha afferrata all’ultimo e mi ha detto: ti amo, stupida. Sembrava finita, ma poi è tornato dalla cucina con una forchetta e mi ha ferita al braccio. Quindi ha minacciato con un coltello il padre che viveva con noi». Quella notte era scappata di casa con i figli, rifugiandosi a casa della cugina. Il giorno dopo, aveva accettato le scuse ed era tornata sui suoi passi. Lo stesso ha fatto in seguito: violenti litigi, le fughe, poi la decisione di tornare a casa per amore.
«Era convinto che io lo tradissi, una sera mi ha detto: ti riempio la bocca di sangue finché non mi dici chi è lui – ha aggiunto in aula -. Una volta è andato a fare spesa, è stato fuori 4 ore e al ritorno, per uno scatto di gelosia, mi ha tirato addosso gli ortaggi, dicendomi: adesso non scappi più». Il collegio ha ascoltato anche l’imputato, che nega tutto: «Lei beveva e quando si ubriacava le piaceva vantarsi del suo passato da escort – ha riferito -. Da lì nascevano i litigi. Le aggressioni? Mai avvenute, le ho lette solo nella denuncia». Il processo riprenderà il 28 gennaio 2026.




