Ambiente

Alleanze satellitari e risvegli industriali per l’Europa

La notizia che tre gruppi europei a forte partecipazione pubblica operanti nel settore satellitare, il franco-tedesco spagnolo Airbus, il francese Thales (che controlla i due terzi della joint venture Thales-Alenia Spazio) e l’italiano Leonardo, intendono preparare un accordo di fusione operativa per fronteggiare la concorrenza delle due società americane di Elon Musk (Space X e Starlink) manda un segnale interessante di risveglio industriale in una delle direzioni auspicate dal Rapporto Draghi del 2024 e ripreso con vigore nell’intervento dello stesso Draghi alla recente “High-level conference on competitiveness” del 16 settembre 2025.

Parliamo del”coordinamento degli aiuti di Stato che spesso agiscono come protezionismo, bloccando l’attività entro i confini invece di costruire industrie europee competitive a livello globale. Le ricerche del FMI mostrano che gli aiuti di un Paese spesso avvengono a spese della crescita nei Paesi vicini (…) Finora la risposta europea è caduta in due trappole: sforzi nazionali non coordinati o cieca fiducia che le forze del mercato costruiranno nuovi settori. La prima non potrà mai garantire la scala necessaria. La seconda è impossibile quando altri distorcono i mercati e inclinano il campo di gioco”.

Fino a tutto il primo decennio degli anni 2000 in questo settore la concorrenza era essenzialmente tra satelliti lanciati in orbite geo-stazionarie a 36.000 km dalla terra. Poi Musk ha cambiato il mercato puntando su reti di satelliti di piccola taglia, quindi assai meno costosi, lanciati su orbite basse (circa 800 km. dalla terra).

Il matrimonio a tre Airbus-Thales-Leonardo farebbe nascere un gruppo da 6 miliardi di euro di fatturato, in grado di ottimizzare la concorrenza tra sistemi satellitari ad alta e bassa orbita, realizzando economie di scala a partire dagli ingenti investimenti in ricerca e sviluppo e più in generale dagli aiuti di Stato.

Da diversi anni la politica industriale europea dispone di strumenti di coordinamento degli aiuti di Stato come gli IPCEI (Important Projects of Common European Interest), a partire da quello sui semiconduttori approvato nel 2003 che mobilita 8 miliardi di euro di fondi pubblici, distribuiti tra 14 Stati membri con 56 aziende su 68 progetti, con l’obiettivo di raggiungere una quota del 20% nella produzione globale di semiconduttori entro il 2030: obiettivo che la stessa Corte dei Conti europea giudica “molto improbabile”.


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