Pogacar e il Mondiale di Kigali: “Somiglia a quello del 2022? Spero di no. Sto ogni giorno meglio”
Ma che Mondiale è, quello di Kigali? Tre circuiti da ripetere più volte per complessivi 267,5 km, 35 salite, compreso il tremendo Mount Kigali in pavé a circa metà percorso. In più c’è l’altitudine: la capitale del Ruanda è a oltre 1500 metri sul livello del mare. E poi caldo, umidità e un’aria molto inquinata a complicare le cose. La gara delle Under 23, la prima in linea della settimana iridata, ha però dato un risultato sorprendente: a giocarsi le medaglie sono arrivate praticamente in 10. L’oro è andato alla francese Celia Gery in uno sprint a due sulla slovacca Chladonova, terza la spagnola Blasi davanti a Eleonora Ciabocco. Distacchi minimi tra le migliori. Quindi, che Mondiale è quello di Kigali? La risposta prova a darla Tadej Pogacar.


Le parole del campione in carica
“Le mie gambe girano abbastanza bene” ha detto Pogacar in conferenza stampa. Prima dell’inizio dei Mondiali, lo sloveno era favoritissimo (e non solo della prova in linea), ma dopo la crono di domenica, finita con un 4° posto e un devastante sorpasso subito da Evenepoel, tutto sembra essersi rimescolato. Non per lui, forse: “La cronometro è stata una corsa estremamente diversa dal vero Mondiale. Io punto al massimo”.
L’acclimatazione
“Qui si corre in quota” ha detto Pogi, “non bisogna dimenticarlo. Ma sono contento di essere arrivato qui così presto. Le mie gambe sono buone e martedì e mercoledì ho portato a termine gli allenamenti più piacevoli di quest’anno. Il meteo è un po’ diverso da quello che possiamo trovare in Europa. È una cosa complicata. Sulla bici si hanno sensazioni un po’ diverse. Dopo il mio arrivo mi sono allenato per due giorni sulla mia bici cronometro e poi ho gareggiato. Dopo domenica sono tornato sulla mia bici da strada e non ho avuto problemi. Ora sono totalmente acclimatato e mi sono abituato all’altitudine e alle condizioni meteorologiche”.
Il percorso
“Il Monte Kigali è a 104 km dall’arrivo. Un attacco è sempre possibile se hai le gambe. Ma è un peccato che abbiano messo la salita più dura così presto”. Pogacar ha attaccato al Mondiale di Zurigo 2024 a 100 km dall’arrivo. “Esatto, ma non puoi sempre correre in questo modo. Le altre salite sono ripide, ma brevi. Remco Evenepoel ha paragonato il circuito a quello di Wollongong 2022? Oh, no, spero di no. Questo è molto più divertente”, ha scherzato Pogacar. “Questo è 10 volte meglio”. In Australia un Pogacar ancora giovanissimo chiuse con un modesto 19° posto, a 2’21” da un imprendibile Evenepoel. “Remco vola, l’abbiamo visto. È in forma. Ma i miei compagni di squadra della UAE sono avversari difficili. Isaac del Toro è forte, Pavel Sivakov sta andando molto forte. Ma soprattutto devo pensare a me stesso e alle mie gambe”.
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