Umbria

Mai così tanti laureati sono andati via dall’Umbria


Il 2024 si profila come l’anno della fuga senza precedenti dei laureati dall’Italia e dall’Umbria, con un fenomeno che si conferma ormai strutturale e non più episodico. A sottolineare questa drammatica realtà sono i dati Istat analizzati dal giornalista Giuseppe Castellini, che evidenziano una drastica riduzione dei laureati residenti nel Paese, accompagnata da un calo degli ingressi dall’estero.

In Umbria, il numero di laureati che hanno deciso di cancellare la propria residenza in Italia per trasferirsi definitivamente all’estero è passato da 446 nel 2023 a 722 nel 2024, segnando un incremento di quasi il 62%. Un dato che equivale alla sparizione in un solo anno di un’intera facoltà universitaria di medie dimensioni. Anche a livello nazionale si registra un aumento significativo, con ben 48.086 laureati che hanno lasciato il Paese rispetto ai 37.114 dell’anno precedente, un balzo del 29,5%, che rappresenta il record degli ultimi decenni.

Parallelamente, gli ingressi di laureati provenienti dall’estero, molti dei quali italiani rientrati dopo esperienze lavorative all’estero, sono in calo sia in Umbria che a livello nazionale. In Umbria nel 2024 sono stati solo 174 contro i 202 del 2023, creando un saldo negativo che sottolinea come per ogni quattro laureati umbri che lasciano la regione, meno di uno vi ritorni. In Italia, gli ingressi dall’estero sono diminuiti del 13,4%, con un saldo negativo mai visto prima.

Analizzando il decennio che va dal 2015 al 2024, la situazione appare ancora più preoccupante. In Umbria si registrano oltre 4.300 uscite e meno di 2.000 ingressi, con un deficit netto di 2.620 laureati. A livello nazionale, invece, le fuoriuscite superano le 300.000 unità, con un saldo negativo di oltre 179.000 laureati. Il 2024 evidenzia un aumento delle uscite in Umbria del 149% rispetto al 2015, ben superiore alla media nazionale.

Le persone che scelgono di partire non sono solo neolaureati giovani, ma anche professionisti affermati tra i 25 e i 64 anni, spinti da prospettive migliori all’estero. Le motivazioni principali restano stipendi più alti, carriere più sicure, riconoscimento del merito e contesti lavorativi internazionali più dinamici.

Giuseppe Castellini, giornalista economico che ha analizzato i dati Istat, sottolinea che ogni laureato che lascia il Paese rappresenta una perdita enorme di capitale umano e di investimenti in formazione, con ricadute negative su innovazione e sviluppo economico. Mentre l’Italia fatica a formare sufficienti laureati, quelli che ha, finiscono per arricchire altri Paesi.

In risposta a questa emergenza, la Regione Umbria ha varato incentivi per l’assunzione dei giovani laureati sotto i 35 anni e per le persone con disabilità, con l’obiettivo di frenare le partenze. Tuttavia, Castellini ammonisce che tali misure, seppur positive, non sono sufficienti senza un più ampio intervento nazionale che affronti problemi strutturali come salari bassi, instabilità del lavoro e scarsi investimenti in ricerca.

Rispetto ad altri Paesi europei come Germania e Francia, che non solo trattengono i propri talenti ma attraggono risorse dall’estero, l’Italia si trova in forte svantaggio, con un futuro incerto e preoccupante. Il 2024 rappresenta così una svolta drammatica: le partenze raggiungono il massimo storico e i ritorni diminuiscono drasticamente, lasciando il Paese e l’Umbria più poveri di competenze e prospettive, con tanti giovani e famiglie che avrebbero potuto contribuire al progresso italiano ma che oggi si affacciano a nuove opportunità altrove.

Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria ha detto: «Serve una tastiera di misure organiche, capaci di accompagnare davvero la trasformazione del nostro tessuto economico e sociale. La Camera di Commercio dell’Umbria ha messo al centro del proprio programma i due assi decisivi del futuro, la transizione digitale ed ecologica, che richiedono scelte coraggiose e coordinate. Ma per far esprimere a questa doppia transizione tutte le sue potenzialità in termini di crescita sana e innovativa del territorio occorrono i nostri laureati, risorsa decisiva che va trattenuta e valorizzata. È su questi binari che si costruisce un’Umbria competitiva, attrattiva e capace di guardare con fiducia al domani».

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