Politica

Inizio anno scolastico con migliaia di docenti precari

Il virus della “supplentite” non è stato debellato nemmeno quest’anno. A pochi giorni dall’inizio della scuola, nonostante gli sforzi del ministero dell’Istruzione e del Merito nell’annunciare una fumata bianca dal camino di viale Trastevere, si dovrà ricorrere di nuovo ai precari alla primaria e sul sostegno, soprattutto al Nord. Una soluzione che non garantisce, ad oggi, la certezza che alla prima campanella vi siano tutti i docenti in classe. Le organizzazioni sindacali in maniera compatta sono chiare: “Non si riuscirà a coprire l’intero contingente di 48mila nomine assegnato dal ministero dell’Economia e delle Finanze per posti comune e di sostegno”.

Marcello Pacifico, presidente dell’Anief parla di “flop assunzioni”. Il segretario generale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile, sottolinea che “il sistema di reclutamento continua a generare precariato” e la numero uno della Flc Cgil, Gianna Fracassi, chiede “un confronto politico urgente”. La questione è semplice: il contingente autorizzato per le immissioni in ruolo è inferiore ai posti vacanti. Perché? Le associazioni di difesa dei lavoratori ci spiegano che per alcune classi di concorso le graduatorie sono incapienti per un numero insufficiente di candidati: al Settentrione gli specializzati sul sostegno alle “elementari” che hanno partecipato ai concorsi sono meno dei posti banditi. Una carenza che Valditara vuol rimediare con i Tfa Indire.

Non solo. La programmazione della formazione e delle procedure concorsuali è disallineata rispetto al fabbisogno delle scuole. Sotto accusa finisce anche la cosiddetta “mini call” (la fase interprovinciale delle assegnazioni su sostegno Gps): in tanti del Sud non partecipano per non doversi trasferire a centinaia di chilometri da casa. Soltanto gli insegnanti precari di religione cattolica possono piangere meno grazie alle 6mila assunzioni completate a dispetto del blocco sostanziale del turn over degli ultimi venti anni. Non va meglio per il personale Ata: il Mef – secondo i dati dell’Anief – ha autorizzato ancora una volta soltanto il 30% dei posti vacanti, percentuale che sale al 60% per gli ex direttori dei servizi generali e amministrativi.

Veniamo ai numeri, quelli del ministro Giuseppe Valditara e quelli del sindacato. Il primo, già a metà luglio parlava di “un numero record” di assunzioni (oltre 54mila docenti tra posti comuni, di sostegno e di religione). Ora da giorni mostra il bicchiere mezzo pieno: a margine di un evento pubblico della Lega, il professore di diritto romano ha fatto il punto sulle assunzioni per il nuovo anno scolastico e come riportato da “La Nazione”, sul contingente assegnato – secondo il Governo – “la copertura ha raggiunto quasi l’80%, a fronte del 47% registrato dodici mesi fa”. In queste ore – con un comunicato ufficiale – il ministero ha assicurato che entro settembre di quest’anno 41.901 nuovi docenti entreranno in ruolo. Qualche migliaia in meno rispetto alla previsione fatta in piena estate.

Valditara si fa vanto anche della norma che permette alle famiglie di richiedere lo stesso insegnante di sostegno dell’anno precedente. Particolare attenzione è stata rivolta ai docenti di sostegno: su 120mila posti disponibili sono state avanzate 58mila richieste. Un’analisi che fa guadagnare al leghista il plauso di “Italia Oggi”: “Il mix di canali di assunzioni messo in campo da Valditara pare aver funzionato”. La fotografia dalla quale partire è questa: l’11 luglio, il Governo ha dato il via libera a 48.504 immissioni in ruolo, suddivise tra posti comuni e 13.860 posti di sostegno. A queste si aggiungono circa 6.022 assunzioni riservate ai docenti di religione cattolica. Alla vigilia dell’avvio dell’anno scolastico, risultano già effettuate circa 29mila assunzioni, di cui 7.700 per il sostegno. Entro la fine del mese d’agosto sono previste ulteriori 6mila immissioni in ruolo.

Sul fronte della dirigenza, invece, le 326 immissioni in ruolo hanno permesso di ridurre il numero di scuole in reggenza che passano così da 468 a 403. A farci vedere il bicchiere mezzo vuoto ci pensa il sindacato. Fracassi alla luce degli ultimi numeri dati dal ministero interviene così: “I posti vacanti complessivi (sostegno e comuni), sono 52mila e rotti ma solo in organico di diritto. Ci sono poi i 130mila e più posti in deroga di sostegno, 14mila e rotti posti comuni in organico di fatto. È tutto da verificare se le assunzioni siano state davvero 41mila (ne erano state autorizzate 48mila)”. Pacifico spiega con determinazione: “Il Mef non autorizza i ruoli su tutti i posti senza titolare per risparmiare sugli stipendi dei lavoratori”. “Nonostante ‘la concorsite‘ di Valditara gli esiti non son tutti rose e fiori: migliaia i posti inassegnati sulla scuola primaria e su sostegno. Nella mini call-veloce sostegno a fronte di 7.287 mila posti disponibili ne sono stati attribuiti 1.466, meno del 20%. Ne resteranno scoperti 5.831”, dicono D’Aprile e Fracassi. Un’emorragia soprattutto nella scuola primaria, in Lombardia e Piemonte. Ad aiutarci a fare una fotografia sui diversi ordini di scuola sono Vito Castellana, coordinatore nazionale Gilda e il dirigente della stessa organizzazione Antonio Antonazzo.

“La principale sofferenza – sottolineano a ilfattoquotidiano.it – riguarda i posti di sostegno alla primaria dove dai primi dati risulteranno scoperte migliaia di cattedre in tutte le regioni del Nord sia per mancanza di vincitori o idonei in queste regioni sia perché la fase interprovinciale (impropriamente detta la mini call veloce) non funziona a dovere a causa dei bassi stipendi e del costo della vita poco sostenibile per chi deve spostarsi fuori casa. Per la primaria, anche i posti comuni rimasti scoperti saranno un’enormità; lo stesso discorso, anche se in via minore, si può fare per l’infanzia. Un po’ meglio va per il sostegno alle medie – spiegano i due esperti – dove i pochi posti rimasti in organico di diritto sono stati coperti con la fase interprovinciale. Per quanto riguarda il sostegno alle ‘superiori’ invece nessuna provincia ha esaurito le proprie graduatorie quindi la fase interprovinciale non c’è stata. Questo non significa che non ci saranno supplenti: un numero pari di cattedre in organico di diritto lo si può riscontrare sull’organico in deroga, quindi anche quest’anno ci saranno decine di miglia di docenti precari per i ragazzi disabili. Per i posti comuni le cose vanno un po’ meglio – concludono – ma anche qui alcune graduatorie, specie di materie scientifiche, non saranno utilizzate a pieno a meno di ampliare la platea anche agli idonei”.

Dietro questo quadro i problemi di sempre e quelli nuovi. Un tema che solleva la Flc Cgil è quello degli idonei del concorso ordinario 2020 dove le assunzioni sono state meno di 3mila, neanche il 6% del totale; il contingente infatti era pari a 48.504 cattedre, a fronte di 52.885 posti vacanti. Rimane aperto anche il nodo del concorso Pnrr previsto in autunno che potrebbe essere bandito anche laddove vi sono già graduatorie disponibili, con la conseguenza di far slittare di ulteriori anni le assunzioni degli idonei di tutti i concorsi già espletati. “Ci sono regioni – dice Fracassi – come la Lombardia che, per mancanza di candidati nelle graduatorie ad esaurimento e di merito, dovranno coprire un fabbisogno complessivo di circa 20mila supplenti, 14mila solo sul sostegno. A questo si sommano problemi tecnici: difformità nella valutazione dei titoli, graduatorie ripubblicate più volte e grossolani errori nella gestione delle procedure concorsuali, come avvenuto nelle Marche e in Emilia Romagna”.

L’Anief punta il dito contro la mancata programmazione dell’offerta degli atenei al reale fabbisogno, alla vigilia dei corsi Indire, che permetteranno di specializzare tantissimi insegnanti tra triennalisti e specializzati all’estero. D’Aprile non ci sta al “paradossale blocco delle assunzioni causato dal mancato scorrimento delle graduatorie per gli idonei: se rinuncia un vincitore si scorre la graduatoria; se rinuncia un idoneo, invece, non si procede con lo scorrimento della graduatoria, pur in presenza di posti vacanti residui. Un sistema che penalizza chi è in graduatoria, limita le assunzioni e costringe a ricorrere alle supplenze, compromettendo la continuità didattica”. Dal Nord, intanto, arrivano gli allarmi dei sindacati locali. In provincia di Novara mancherebbero almeno 300 insegnanti di sostegno. Nella Bergamasca serviranno 1.514 supplenti di sostegno; nella città di Como 256, in provincia di Grosseto 160. In Veneto, il numero dei precari arriverà al 30% ma anche al Sud, in Puglia ad esempio, 10.142 posti per i disabili saranno “in deroga” agli specializzati. A Bologna, al “Belluzzi Fioravanti” mancano 15 bidelli su 22; al “Salvemini” non ci sono otto assistenti amministrativi. A Venezia 93 i posti stabilizzati dei bidelli a fronte di 293 posizioni.


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