Private Music: Chino Moreno e soci in gran forma, a 25 anni dal “bagno digitale” :: Le Recensioni di OndaRock
Da quando nel lontano 2000 Chino Moreno e accoliti si sono immersi in quello che (in onore a una delle tracce più iconiche del capolavoro “White Pony“) potremmo chiamare “bagno digitale”, per loro è cambiato tutto. Non sarebbero mai più stati soltanto una band nu metal, pur essendosi difatti già smarcati in quanto ad apprezzamenti dal (all’epoca) vituperato filone. E il loro suono avrebbe vissuto un’urgenza evolutiva perenne.
Venticinque anni e sei dischi dopo, i Deftones sono ancora così, incapaci di invecchiare, curiosi, fedeli alle origini, ma decisi a catalizzare l’antica furia in nuove soluzioni. L’inizio torrenziale con “My Mind Is A Mountain” promette granito a tonnellate, groove e mazzate chitarristiche, ma i fondali digitali disegnati dietro la voce di Chino nei momenti più distensivi orientano il disco verso un paesaggismo cyber-punk – quello sul finale di “Souvenir” il più ammaliante.
La forma del cantante di Sacramento (ormai cinquantaduenne) è invidiabile, salta dal rappato al falsetto tra le bombe ad accordatura bassa di “Locked Club”, si stende come un elastico in “Ecdysis”. Nella violenta “Cut Hands” si toglie persino il capriccio di ringhiare come ai tempi di “Adrenaline”.
E quindi per pogare ed esaltarsi ce n’è, tuttavia “Private Music” è soprattutto un disco dolente, carico di riflessioni e contraddizioni che sgorgano dalla difficile navigazione di tempi contraddittori e ingannevoli. Si pensi a “Infinite Source”, un brano dalla statura di classico (istantaneo) alternative rock, costruito sul contrasto sferzante tra il chitarrismo arzillo delle strofe e la malinconia inestinguibile del ritornello; ma anche al romanticismo di “I Think About You All The Time”, una ballad d’amore imbastita con stasi dream-pop, scatti alternative metal e metafore marinaie.
“Private Music” è il disco di una band che (al contrario di diversi colleghi di filone) non ha paura di cambiare, di invecchiare persino. Che non si barrica mai nella propria comfort zone e non teme le reazioni di qualche fan più reazionario – che forse questi ultimi preferisce perderli. Ed è proprio per questo che, a quasi quarant’anni dalla sua fondazione, è ancora lì, tra le grandi, le immarcescibili. E noi in fila a comprare questo disco col serpente bianco sulla copertina verde fluo, invero un po’ kitsch. Proprio come venticinque o ventotto anni fa – nel caso aveste cominciato con il primo vero capolavoro “Around The Fur”.
29/08/2025