Basilicata

Decapitare il porto è contro la Calabria

Può il sindaco di una città portuale chiedere al Ministro dei Trasporti di rimuovere il presidente dell’Autorità di Sistema che governa quel porto? Forse potrebbe se avesse scoperto e dimostrato che il presidente in questione ha trascinato al fallimento lo scalo per arricchirsi illecitamente. Di certo, crediamo, non può farlo per beghe personali e lavorative.

Eppure è successo nei giorni scorsi a Gioia Tauro, dove la sindaca, Simona Scarcella, già responsabile legale dell’Autorità di sistema portuale, ha chiesto al suo vice Totò Parrello di riunire il Consiglio comunale per approvare una delibera in cui si chiede al Ministro dei Trasporti di rimuovere l’ammiraglio Andrea Agostinelli dalla carica di presidente dell’AdSP. Motivo? Secondo Scarcella e il consiglio comunale di Gioia Tauro, Agostinelli sarebbe colpevole di limitare “la libertà di espressione politica e istituzionale della sindaca nell’esercizio massimo delle sue funzioni”.

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In realtà, l’ammiraglio livornese, da 12 anni alla testa del sistema portuale calabrese incernierato sulla straordinaria crescita del porto di Gioia Tauro, si è limitato a reagire a fatti che riguardano l’attività di Scarcella prima di diventare sindaco di Gioia. A quando, cioè, l’avvocata lavorava all’interno della struttura diretta da Agostinelli. Scarcella puntava a ruoli più importanti che non le sono stati attribuiti e ha reagito con una serie di denunce contro Agostinelli puntualmente archiviate dal pm e dal Gip. In conseguenza di questi suoi attacchi ha ricevuto alcuni provvedimenti disciplinari (uno recentemente). Tutto i fatti si riferiscono a prima che Scarcella diventasse sindaco di Gioia Tauro. Difficile capire come queste cose possano incidere sulla libertà politica della sindaca che, oltre tutto, ha un suo rappresentante nel consiglio dell’Autorità di sistema che ha sempre votato come ha voluto senza che nessuno eccepisse qualcosa.

Ora, poniamo pure, che la sindaca abbia un alto concetto di sé e ritenga che i freni alla sua carriera rappresentino una grave ingiustizia. Ma cosa c’entra questo, col chiedere a Salvini di mandare via il presidente dell’AdSP che, tra l’altro, scade a giugno?  L’ammiraglio Agostinelli ha preso in mano il Porto di Gioia Tauro quando (2015) lo scalo faceva un milione e 850 mila teus (unità di misura dei container). Oggi, il traffico è raddoppiato (3 milioni e 950 mila teus) e a fine d’anno supererà i 4 milioni: il top in Italia. E per il traffico di automobili, il porto di  Gioia Tauro è salito saldamente al terzo posto con 360mila “pezzi”.

Quando arrivò, l’ammiraglio si trovò di fronte una situazione prefallimentare, con il maggiore terminalista (Contship) che non investiva e aveva un atteggiamento decisamente passivo. Agostinelli ha preso in mano la situazione promuovendo l’accordo tra Contship e MSC che ha rappresentato la salvezza del porto. Senza contare le nuove banchine, l’elettrificazione, le nuove enormi gru appena installate e tanti altri interventi che hanno riportato Gioia Tauro in vetta alla classifica dei porti dove si fa transhipment.

Ma a Scarcella, evidentemente, tutto questo non interessa. L’importante è combattere la sua personalissima battaglia. Che l’Autorità di Sistema portuale resti senza guida, a lei poco importa; che i calabresi ci rimettano il buon andamento di una delle poche infrastrutture davvero funzionanti in questa regione, non rileva.

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Crediamo che Salvini, prima di decidere, si rivolgerà al viceministro Edoardo Rixi, uno che di porti, da buon genovese, se ne intende: “Belin, signor viceministro – mi verrebbe da dirgli – ma lei può accettare che per soddisfare le pretese della sindaca di Gioia Tauro, si decapiti di punto in bianco, una delle strutture portuali italiane che funzionano meglio? Che si esoneri l’allenatore che sta vincendo la Champions League?”. Ho la sensazione che Rixi sia pienamente in grado di consigliare il ministro Salvini nell’interesse del Paese.


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