Economia

Permessi ambientali, l’Ue fissa un tetto di 300 giorni per accelerare i progetti


Trecento giorni per completare le valutazioni ambientali dei progetti, con una proroga massima di 60 giorni soltanto nei casi eccezionali. L’Unione europea prova ad accelerare le procedure autorizzative, uno dei principali ostacoli alla realizzazione di infrastrutture e investimenti industriali. L’obiettivo è ridurre i tempi burocratici senza indebolire le garanzie ambientali, rendendo più prevedibile il percorso che porta dall’approvazione di un progetto alla sua realizzazione.

La commissione Ambiente, Clima e Sicurezza alimentare del Parlamento europeo ha approvato la proposta di regolamento con 36 voti favorevoli, 35 contrari e 11 astensioni. Un risultato che evidenzia le divisioni politiche su un provvedimento destinato a incidere sul rapporto tra competitività industriale e tutela dell’ambiente.

Il testo interviene sulle valutazioni di impatto ambientale dei singoli progetti e sulle valutazioni strategiche di piani e programmi. Rispetto alla proposta presentata dalla Commissione europea nel dicembre 2025, che prevedeva scadenze per le singole fasi amministrative, gli eurodeputati introducono un limite complessivo di 300 giorni per completare l’intera procedura, escludendo il tempo necessario al proponente per predisporre lo studio di impatto ambientale.

La fase preliminare, necessaria a stabilire se un progetto debba essere sottoposto a una valutazione completa, dovrebbe concludersi entro 45 giorni, contro i 60 proposti inizialmente dalla Commissione. Al pubblico verrebbero garantiti almeno 30 giorni per presentare osservazioni sulla documentazione ambientale.

Un altro intervento riguarda la frammentazione delle competenze amministrative. La proposta rafforza il ruolo dello sportello unico ambientale, che diventerebbe l’interlocutore principale delle imprese, coordinando le diverse autorità coinvolte e lo scambio dei documenti. I proponenti non sarebbero più obbligati a presentare informazioni già trasmesse agli uffici pubblici e potrebbero riutilizzare dati raccolti per altre valutazioni.

La semplificazione passerebbe anche dalla digitalizzazione integrale delle procedure, attraverso portali online centralizzati e sistemi informatici interoperabili. Gli Stati membri dovrebbero inoltre verificare entro 12 mesi l’adeguatezza degli organici delle amministrazioni competenti, mentre la Commissione europea sarebbe chiamata a monitorare ogni cinque anni la disponibilità di personale e risorse.

Particolare attenzione viene riservata ai progetti strategici, dalle tecnologie a zero emissioni alle materie prime critiche, dai semiconduttori ai medicinali essenziali, fino a porti, vie navigabili interne e ferrovie della rete transeuropea dei trasporti. Per queste iniziative sarebbero previste procedure giudiziarie accelerate e la possibilità di riconoscere un interesse pubblico prevalente ai sensi della normativa europea sulla tutela della natura e delle acque.

Gli eurodeputati hanno tuttavia eliminato dalla proposta della Commissione il meccanismo del silenzio-assenso per alcune fasi amministrative dei progetti strategici. Respinta anche la possibilità di impedire ai ricorrenti di presentare in tribunale argomentazioni non sollevate durante il procedimento amministrativo.

Il provvedimento non è ancora legge. Il testo dovrebbe essere sottoposto al voto dell’assemblea plenaria del Parlamento europeo tra il 23 e il 26 novembre. Successivamente potranno iniziare i negoziati con il Consiglio dell’Ue per definire la versione definitiva del regolamento.

La proposta affronta uno dei nodi strutturali della competitività europea: la distanza tra la programmazione degli investimenti e la loro effettiva realizzazione. Il limite dei 300 giorni punta a ridurre l’incertezza amministrativa, ma la sua efficacia dipenderà anche dalla capacità degli Stati membri di rafforzare gli uffici competenti e coordinare le procedure.


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