Friuli Venezia Giulia

Il Molo Audace è nato sul relitto di una nave e si chiamava San Carlo: il nome attuale è del 1922

TRIESTE.news

3 novembre 2026 – ore 14:30 – Il Molo Audace deve il nome al cacciatorpediniere che il 3 novembre 1918, centootto anni fa, fu la prima nave italiana ad attraccare a Trieste, ma la sua storia comincia oltre un secolo e mezzo prima: fu costruito tra il 1743 e il 1751 sui resti della nave San Carlo e si chiamò molo San Carlo fino al 1922. Il San Carlo era un’unità da guerra austriaca da 70 cannoni, costruita a Napoli e ancorata a Trieste il 20 maggio 1734. Cominciò a fare acqua, nell’ottobre 1737 fu spostata davanti alla Riva e nel marzo 1740 fu smantellata, con la chiglia lasciata sul fondale fangoso. Il molo originario era lungo 94,8 metri e largo 19, separato dalle rive e collegato alla terraferma da un piccolo ponte di legno, poi eliminato. Fu allungato nel 1778 di 19 metri e nel 1860-1861 di altri 132, fino agli attuali 246 metri. Per lungo tempo vi attraccarono navi passeggeri e mercantili; con lo spostamento dei traffici in altre zone del porto il molo ha perso la funzione commerciale e oggi vi attraccano solo saltuariamente imbarcazioni di passaggio e, durante la Barcolana, le barche vi sono spesso ormeggiate in tripla fila.

Il 3 novembre 1918

Il cacciatorpediniere Audace era stato costruito in Scozia dai cantieri Yarrow per la Marina imperiale giapponese, che lo vendette all’Italia il 3 luglio 1916 quando era ancora in costruzione. Fu varato il 27 settembre 1916 ed entrò in servizio nella Regia Marina il 1° marzo 1917. Il 3 novembre 1918 salpò da Venezia insieme ai cacciatorpediniere Giuseppe La Masa, Giuseppe Missori e Nicola Fabrizi, raggiunse a Cortellazzo le torpediniere Climene e Procione e arrivò a Trieste nel pomeriggio. A bordo c’erano 200 carabinieri e il generale Carlo Petitti di Roreto, che proclamò l’annessione della città all’Italia. Il 10 novembre 1918 la nave tornò a Trieste con a bordo il re Vittorio Emanuele III e i generali Armando Diaz e Pietro Badoglio. Il molo San Carlo prese il nome di Molo Audace nel marzo 1922, su proposta del pittore Cesare Sofianopulo. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 l’Audace fu catturata dai tedeschi a Venezia, il 12 settembre, e ribattezzata TA20; affondò nel novembre 1944 a sud di Lussino, in uno scontro con due cacciatorpediniere britannici. Il relitto è stato identificato nel 1999 dai sommozzatori Leonardo Laneve e Mario Arena, a circa 80 metri di profondità al largo dell’isola di Pag.

La rosa dei venti

Nel settembre 1860, quando il molo era già meta di passeggio, vi furono collocati un candelabro a tre fiamme e una colonnina di ormeggio in pietra calcarea con una rosa dei venti: otto frecce segnavano i punti cardinali, con l’alabarda a indicare il nord. Dal 1925 la rosa dei venti all’estremità del molo è quella attuale, un disco in bronzo fuso con il metallo di cannoni austro-ungarici e collocato su una colonna in pietra d’Istria, su proposta di Arduino Berlam e Umberto Nordio. L’epigrafe fu scritta da Silvio Benco e ricorda l’approdo dell’Audace il 3 novembre 1918. Danneggiata durante la Seconda guerra mondiale, la rosa dei venti fu rimessa al suo posto nel 1949. La colonnina originaria del 1860 era stata spostata al centro giovanile De Amicis di via Colautti, accanto a un campo da basket, e nel 2005, su iniziativa del direttore dei Civici Musei di Storia ed Arte, fu recuperata, restaurata e trasferita all’Orto Lapidario, dove è tuttora conservata.

Articolo di Francesco Antonucci

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