Cultura

Jess Williamson – A Mile South Of Heaven: C’è un paradiso tra Marfa e LA :: Le Recensioni di OndaRock

Deep in the woods, I feel the hum of the city

Il sesto album di Jess Williamson è un disco che parla di una vita divisa tra due poli, tra due luoghi diametralmente opposti: Los Angeles e Marfa, una cittadina del West Texas completamente immersa nel paesaggio desertico. Questa tensione tra grande centro urbano e periferia era del resto già presente nel precedente lavoro della cantautrice statunitense, così come l’attenzione rivolta agli spazi di transito e di congiunzione. Non è dunque un caso che “A Mile South Of Heaven” viva sulla strada. Non tanto per il topos di chi per lavoro si trova a dover affrontare un tour dopo l’altro e nemmeno per quella fascinazione della musica (alt-)country americana per l’immaginario simbolico delle highway come luogo di libertà e indipendenza. No, qui la strada è piuttosto lo spazio che divide (o congiunge, a dipendenza dalla prospettiva) le due “case” dell’autrice. E se il lungo viaggio in auto offre da un lato tempo e quiete per la riflessione, dall’altro diventa talvolta faticoso, se non demotivante. 

Forse è allora arrivato il momento di abbandonare la città d’arte e stabilirsi lontano dalla frenesia, dove risiedono partner e famiglia? È una domanda che Williamson si è posta più volte negli ultimi anni. O almeno finché, quasi come si trattasse di un’epifania, la risposta non le è parsa improvvisamente chiara. L’opening track “Goodbye To All That” (il titolo è ripreso da un essay che Joan Didion scrisse nel 1967 rielaborando la sua relazione con NYC) incarna proprio l’addio alla città californiana e funge anche da accorato tributo alle persone che la rendono viva ed elettrizzante: “Goodbye to the dreamers, the poets and their songs/ I’m afraid there’s so much that I still haven’t done/ But I found God with you in a church basement”. Proprio scrivere questa canzone, ha affermato la musicista, l’ha poi convinta a non abbandonare la West Coast e continuare a vivere in due parti degli States, oltre che on the road (“I feel so at home all alone in motels”, canta in “The Hum Of The City”).

È stata forse la decisione migliore che Williamson potesse prendere visto che Los Angeles continua a regalarle magia e nuovi incontri. Il disco, prodotto da Shooter Jennings, è stato registrato nello studio Sunset Sound, che Prince utilizzò per parte dei suoi lavori più importanti. In questo spazio dall’aura leggendaria Williamson e Jennings hanno perseguito un approccio full band completamente analogico che offre alle canzoni la possibilità di respirare e di gonfiarsi progressivamente. L’utilizzo di pedal steel guitar, fiddle, banjo e la brillantezza del sound e del timbro vocale (grazie alla tecnica del twang) alludono al vasto catalogo della musica country, con cui la cantautrice si era peraltro recentemente confrontata in coppia con Waxahatchee.

I’ll be at the gem and mineral show

With the queen of Americana

Sipping champagne at the chateau

You don’t have to tell me, I already know

I am a tourist here, I come and I go

Sia nel Texas rurale che ai party losangelini però Jess Williamson non pare mai essere completa e c’è sempre qualcosa che stona o che manca. Due case dunque o nessuna? La traccia conclusiva capovolge la prospettiva: l’impressione è di sentirsi ovunque un po’ come una turista in visita. E, a ben guardare, in questa raccolta la cantautrice si interroga proprio sul significato che diamo alla sensazione di appartenenza e alla nostra identità e tocca una profondità e una poeticità che la sua scrittura forse non aveva mai raggiunto prima, soprattutto nel formato album. Perché è vero che in “A Mile South Of Heaven” non ci sono le piccole hit di ispirazione (indie)pop che ingemmavano “Sorceress” o “Time Ain’t Accidental”, ma è anche vero che ora è l’intero disco a brillare per le melodie cristalline che si rincorrono l’un l’altra, per gli accorgimenti armonici, per i versi semplici, ma sempre efficaci, per le rime dolcemente calibrate. Il classicismo della sua musica non lo scopriamo di certo oggi, ma con questo lavoro Jess Williamson conquista, finalmente in maniera indelebile, la propria stella nella Walk of Fame del cantautorato statunitense.

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30/10/2026


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