«L’isola felice non c’è più. A Fermo serve un presidio dell’Ispettorato del lavoro» – Cronache Fermane
Riceviamo da Alessandro De Grazia, segretario generale Cgil Fermo, e pubblichiamo:
«L’inchiesta sulla ricostruzione post-sisma nelle Marche, con gli arresti e le persone indagate, apre uno scenario inquietante che impone a tutti noi una riflessione profonda. Saranno le successive fasi giudiziarie a chiarire le singole responsabilità, ma quanto emerge dalle notizie sull’indagine è già sufficiente per esprimere una forte preoccupazione per la tenuta di un sistema economico e produttivo che, per anni, ha rappresentato una delle poche opportunità di rilancio per territori duramente colpiti dal terremoto e da una crisi economica e industriale che non ha mai smesso di mordere.
Le Marche, raccontate per troppo tempo come un’isola felice, un modello di efficienza e buona amministrazione, anche dalla narrazione politica del Governo Meloni, non possono oggi voltarsi dall’altra parte. Le ipotesi investigative relative a presunti intrecci tra interessi privati, appalti e potere pubblico, se confermate, descriverebbero una realtà incompatibile con i principi di legalità, trasparenza e correttezza che devono governare l’impiego delle risorse pubbliche.
Ma la nostra preoccupazione, come organizzazione sindacale, riguarda soprattutto ciò che potrebbe accadere da domani nei cantieri e nelle comunità che attendono ancora una risposta.
Sono trascorsi quasi dieci anni dal terremoto del 2016. Ci sono famiglie che aspettano ancora di rientrare nelle proprie case, persone che hanno visto stravolta la propria vita e comunità che lottano per non perdere la propria identità. In questi territori, la ricostruzione non è soltanto una questione edilizia o amministrativa: significa restituire diritti, servizi, prospettive e futuro a intere comunità.
Per molti territori del cratere sismico, il cosiddetto più grande cantiere d’Europa ha rappresentato anche una delle poche occasioni di tenuta economica e occupazionale. In aree già provate dalla crisi del manifatturiero, dalla perdita di attività produttive e dallo spopolamento, la ricostruzione ha sostenuto imprese, occupazione e indotto.
Che cosa accadrà ora? Quali saranno le conseguenze dell’inchiesta sui cantieri, sui tempi della ricostruzione e sui posti di lavoro?
È necessario evitare che eventuali blocchi, rallentamenti o incertezze amministrative finiscano per colpire proprio chi non ha alcuna responsabilità nelle vicende contestate. Le famiglie non possono essere condannate ad aspettare ancora. Le lavoratrici e i lavoratori non possono ritrovarsi senza certezze occupazionali. Le imprese che operano correttamente non possono pagare il prezzo di eventuali condotte illecite altrui.
Come Cgil denunciamo da anni i rischi legati alla frammentazione delle filiere degli appalti, al ricorso ai subappalti e alla difficoltà di garantire controlli efficaci lungo tutta la catena delle lavorazioni. Abbiamo richiamato ripetutamente l’attenzione sui pericoli delle infiltrazioni criminali, sulla necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione e sul dovere delle istituzioni di garantire condizioni di lavoro regolari, sicure e dignitose. In questi anni abbiamo sottoscritto decine di protocolli sugli appalti con i principali Comuni della provincia di Fermo, ritenendoli strumenti efficaci per scongiurare lo sfruttamento lavorativo che si annida nella catena degli appalti. Verificheremo con la massima attenzione se le amministrazioni comunali che li hanno sottoscritti, e che hanno attivi cantieri pubblici legati alla ricostruzione, li abbiano rispettati, a partire dal Comune di Fermo visto il coinvolgimento dell’impresa di costruzioni Crucianelli, con l’arresto del titolare, impresa impegnata nel cantiere del palazzo dei Priori a Fermo, appalto che prevede un ribasso del 21,5% con possibilità di subappalto del 50% del lavoro. Spesso è proprio qui che nasce l’inghippo. Bisogna fare luce sulle aziende subappaltanti di Fermo per scongiurare che si siano infiltrate le mafie.
In questo quadro, per la provincia di Fermo, è particolarmente grave e inaccettabile che non sia ancora operativo un presidio territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro. In un territorio interessato da importanti attività produttive e da cantieri che richiedono verifiche costanti, l’assenza di un presidio dedicato rappresenta una criticità che va superata senza ulteriori ritardi. Non si può chiedere di contrastare il lavoro irregolare, lo sfruttamento e le violazioni delle norme sulla sicurezza senza garantire una presenza ispettiva adeguata.
Occorre rafforzare gli organici e la capacità operativa degli organi di controllo, delle forze dell’ordine, dei servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro e degli organismi chiamati a vigilare sulla regolarità degli appalti. Servono verifiche effettive lungo tutta la filiera, tracciabilità dei flussi finanziari, trasparenza nell’assegnazione degli incarichi e tutela concreta delle lavoratrici e dei lavoratori.
Nel frattempo ci siamo attivati con la Prefettura perché convochi il tavolo previsto dai protocolli sulla legalità, Prefettura di Fermo che da sempre è stata molto attenta ed incisiva per le proprie competenze in materia, ma anche una dei pochi luoghi di confronto, nella provincia di Fermo, pronto ad accogliere le istanze dei corpi intermedi.
La ricostruzione deve tornare a essere un’occasione di rinascita e non può trasformarsi in un terreno di conquista per interessi opachi o criminali. Le risorse pubbliche devono servire a ricostruire case, scuole, servizi e comunità, non ad alimentare circuiti di potere e vantaggi privati.
Un territorio non è un’isola felice perché non emergono scandali, è un territorio sano quando le istituzioni prevengono le infiltrazioni, i controlli funzionano, il lavoro è tutelato e le risorse pubbliche vengono utilizzate nell’interesse collettivo.
Su questo terreno la Cgil continuerà a fare la propria parte, chiedendo legalità, trasparenza, sicurezza e lavoro dignitoso. Perché a pagare il prezzo più alto non possono essere, ancora una volta, le famiglie che aspettano una casa, le lavoratrici e i lavoratori che chiedono un futuro e le imprese oneste che ogni giorno operano rispettando le regole».
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