Cultura

Lustmord Lombardo – The Pulse of Atoms

Il battito oscuro della materia.

“The Pulse of Atoms” nasce dalla collaborazione artistica tra Brian Williams, alias Lustmord, architetto di oscurità sonore, capace di trasformare il dark ambient in una geografia dell’inconoscibile; e Dave Lombardo, batterista la cui storia attraversa il thrash metal, la sperimentazione e le molteplici incarnazioni dell’universo avant-garde (l’ultimo lavoro con John Zorn, davvero notevole).

Credit: Bandcamp

Non c’è alcuna volontà di conciliazione tra generi, né il tentativo di costruire un improbabile punto d’incontro tra due personalità ingombranti. C’è invece il desiderio di creare una regione immaginaria, sospesa tra vibrazioni, pulsazioni, che danno vita a un vero e proprio organismo vivente.

Il titolo suggerisce una contraddizione soltanto apparente. Gli atomi non hanno un cuore, eppure tutto ciò che esiste è attraversato da un movimento.

L’apertura affidata alle due parti di “An Eternal Presence” introduce immediatamente una dimensione di attesa. Le frequenze profonde di Lustmord sembrano provenire da un luogo geologico, da una cavità persa nella memoria. Quando le percussioni di Lombardo affiorano, non assumono il ruolo convenzionale di una sezione ritmica: sono piuttosto manifestazioni di una presenza, colpi che interrompono l’immobilità senza riuscire davvero a spezzarla. Il secondo capitolo, “Relentless”, accentua questa dialettica, facendo convivere la fisicità del tamburo e la dilatazione sacrale del paesaggio elettronico.

Con “Paleomagnetic Resonance” la collaborazione raggiunge uno dei suoi punti di maggiore densità. Il titolo richiama la memoria magnetica custodita nelle rocce, le tracce di un passato terrestre che sopravvive alle trasformazioni della superficie. Analogamente, la composizione rivela un accumulo di vibrazioni, una massa sonora in lenta agitazione, sulla quale Lombardo interviene con una percussività sempre più articolata. Non c’è esplosione liberatoria, ma una tensione che si alimenta di se stessa.

“Beyond The Vast Cold Waste” delinea un orizzonte spettrale, la batteria si muove tra pulsazioni irregolari e improvvise fratture. È qui che la collaborazione rivela con maggiore chiarezza la propria natura cinematografica, pur rifiutando qualsiasi sviluppo narrativo convenzionale.

La coppia “The Desolate Shore”, articolata in “Submergence” ed “Emergence”, costituisce il centro simbolico dell’opera. Il movimento suggerito dai titoli (sprofondamento e riemersione) non coincide con una semplice alternanza di tensione e distensione. La batteria di Lombardo diventa progressivamente una forza tellurica. Nella seconda parte, la materia si alleggerisce, si sfibra, lascia affiorare nuove risonanze. La musica di Lustmord non costruisce un’oscurità da attraversare per raggiungere una luce finale; quella di Lombardo non cerca la risoluzione attraverso la potenza.

La conclusiva The “Abyssal Deep” porta questa intuizione alle estreme conseguenze. Il ritmo sembra ormai appartenere a una dimensione primordiale, mentre le frequenze più basse continuano a espandersi come onde provenienti da un fondale inaccessibile.

Lustmord e Lombardo hanno creato un paesaggio nel quale l’elemento umano appare come un’impronta lasciata per un istante sulla superficie di una materia immensamente più antica.


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