Terni, vescovo Raimo: «No indifferenza, l’altro è un prossimo da amare»

«Straniero è certamente chi viene da un altro Paese, chi porta con sé una lingua, una cultura e una storia diverse dalle nostre. Ma straniero può diventare chiunque percepiamo come distante: chi pensa diversamente, chi appartiene a un’altra generazione, chi conduce una vita che facciamo fatica a comprendere. E può sentirsi straniero anche chi ci vive accanto: un giovane che non trova il proprio posto, un anziano che si sente inutile, una famiglia che attraversa una sofferenza nascosta, una persona che si è allontanata dalla comunità cristiana e non sa più come ritornarvi. L’amore del quale parla Gesù, dunque, non è epidermico o passionale, affidato alla mutevolezza dei sentimenti. Nasce dall’amore di Dio e dalla consapevolezza di essere stati amati da Lui per primi. Solo questo amore ci rende capaci di avvicinarci anche a chi è diverso da noi, di compiere il primo passo, di perdonare quando costa, di ricostruire quando qualcosa si è spezzato». Così, in una cattedrale gremita, il nuovo vescovo di Terni-Narni-Amelia nel giorno del solenne insediamento.
Nell’omelia il riferimento alla speranza cristiana che nasce quando, proprio davanti alle macerie, qualcuno trova ancora la forza di raccogliere una pietra e ricominciare a costruire. Poi il richiamo a pazienza, ascolto, perdono, capacità di attendere i tempi dell’altro e soprattutto la disponibilità a rinunciare alla pretesa che tutto debba corrispondere alle nostre attese. L’invito infine «a diventare nelle nostre Chiese, uomini e donne che raccolgono e non disperdono, che avvicinano e non allontanano, che costruiscono e non distruggono; uomini e donne che, amando Dio con tutto il cuore, imparano ogni giorno a riconoscere nell’altro non uno straniero da temere, ma un prossimo da amare».
Prima della celebrazione, Raimo ha incontrato le autorità civili presso la sala consiliare del Comune di Terni dove salutando i presenti ha espresso l’auspicio che il rapporto tra la Chiesa diocesana e le istituzioni di questo territorio fosse sempre caratterizzato da rispetto reciproco, lealtà, libertà e dialogo. non dovrebbe mai venir meno è la capacità di incontrarsi e di riconoscere, al di là delle differenze, la responsabilità comune verso le persone che ci sono affidate».
«Non possiamo rimanere estranei alle difficoltà delle famiglie, alle incertezze del lavoro, alle attese delle nuove generazioni, alla solitudine di tanti anziani, alle condizioni di chi vive nella povertà o sperimenta forme diverse di esclusione. Per questo siamo chiamati a dialogare, a collaborare con quanti operano per il bene comune, a difendere la dignità di ogni essere umano e a testimoniare, con le parole e con le opere, la speranza cristiana».
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