Tra impegni scolastici e perdita di interesse, quando conciliare sport e studio diventa difficile

Per non fare sport, ogni scusa è quella giusta. Al punto che, secondo i dati Istat, il 18% dei giovani tra i 10 e i 24 anni afferma di aver praticato sport in passato e di averlo poi abbandonato, principalmente per mancanza di tempo (42%), perdita di interesse (39%) o impegni scolastici (16%). Secondo i tutor e gli esperti di Futura, startup specializzata nella formazione personalizzata basata sull’IA, la causa principale andrebbe ricercata nel sovraccarico cognitivo ed emotivo di ragazze e ragazzi, ovvero nella difficoltà di gestire contemporaneamente un numero eccessivo di impegni.
A ostacolare il percorso parallelo sport-studio, la cosiddetta ‘dual career’, e a favorire il ‘drop-out’, ovvero l’abbandono dell’attività sportiva, sarebbe una combinazione di fattori, primo fra tutti la sensazione di non avere un margine minimo di autonomia sulle proprie scelte. Quando la giornata risulta quasi interamente pianificata da figure esterne, quali sono docenti, allenatori e genitori, anche lo sport tende, infatti, a perdere la sua dimensione di scelta individuale trasformandosi in un’ulteriore fonte di pressione anziché di svago e di crescita. Ad accrescere lo stress trasformando ogni giornata in un esame contribuiscono, poi, l’enfasi eccessiva su voti scolastici e performance sportive oltre che il passaggio dallo studio all’attività fisica senza soluzione di continuità.
L’accumulo di compiti in arretrato, determinato dalla partecipazione a gare e tornei, e il senso di ansia che ne deriva possono indurre l’errata convinzione che la rinuncia alle competizioni sia l’unica soluzione per ridurre il carico scolastico. Quando sport e studio devono convivere, anche la percezione del tempo disponibile può diventare un ostacolo: gli adolescenti-atleti tendono a considerare efficace lo studio solo quando possono dedicargli un blocco di tempo ampio e continuativo, rinunciando così a sfruttare i ‘micro-slot’. Fondamentale in tal senso è coinvolgere i ragazzi nella definizione dei propri impegni stabilendo insieme le priorità. Ma anche ridimensionare gli obiettivi di risultato tout court, definire dei momenti di transizione tra un impegno e il successivo, individuare le attività prioritarie che possono essere anticipate, valorizzare sessioni di apprendimento più brevi e mirate. Il tutto costruendo percorsi ‘su misura’.
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