Visite mediche lumaca: perché la Sardegna è l’unica regione d’Italia a tornare indietro?
Mentre il Paese nel suo complesso inverte la rotta e fa registrare passi in avanti rispetto all’anno precedente, la Sardegna resta maglia nera e si conferma l’unica regione d’Italia a non registrare alcun miglioramento nelle prestazioni relative alle prime visite specialistiche. È quanto certifica l’ultimo bollettino dell’Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) aggiornato al 30 settembre 2026.
Il report nazionale evidenzia un trend complessivamente positivo per i primi nove mesi del 2026. Le strutture sanitarie del Servizio Sanitario Nazionale hanno aumentato la propria produttività del 10%, passando da 19,7 a oltre 21,8 milioni di prenotazioni totali. Nello specifico, le prime visite salgono a quota 12,3 milioni (+8,3%), con una percentuale complessiva di rispetto dei tempi di garanzia che passa dal 76,9% al 78,6%. Gli esami diagnostici raggiungono invece i 9,5 milioni (+13,3%), registrando un incremento dell’85,0% rispetto all’83,3% del corrispondente periodo del 2025.
All’interno di questo scenario di ripresa nazionale, la posizione della Sardegna presenta luci e ombre marcate. Da un lato spicca il dato positivo degli esami diagnostici, che segnano un incremento superiore a cinque punti percentuali rispetto all’ultima rilevazione, passando dal 72,8% al 78,0% e allineandosi ai trend di recupero. Dall’altro lato, la nota amara arriva proprio dal fronte delle prime visite specialistiche: l’Isola registra un calo di quattro punti, fermandosi al 64,3% di rispetto dei tempi rispetto al 68% del trimestre precedente. Una performance che colloca la Sardegna al penultimo posto in Italia (davanti alla sola Puglia al 63,4% di diagnostica e 53,5% di visite) e la rende l’unica regione dello Stivale a segnare un passo indietro sulla capacità di smaltire le liste d’attesa per le visite. A livello generale, restano invece su livelli vicini al cento per cento le prestazioni urgenti e brevi.
L’Assessorato regionale della Sanità, consapevole di un quadro che non è ancora sufficiente, difende la linea del monitoraggio mensile stretto, finalizzato a isolare le criticità e a misurare l’efficacia delle contromisure. Una strategia che trova riscontro nei due recenti provvedimenti varati dalla Giunta: l’adozione del nuovo Piano di governo delle liste d’attesa per il triennio e uno stanziamento straordinario di 3 milioni di euro mirato ad abbattere i tempi di risposta per prestazioni chiave ad alta richiesta come colonscopie, gastroscopie e interventi di cataratta. Proprio sul fronte endoscopico, il bollettino nazionale di Agenas conferma l’urgenza di interventi mirati, evidenziando come esami come la colonscopia registrino a livello nazionale criticità diffuse, seppur in crescita al 69,3%.
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