Cultura

The Diplomat (4 Stagione) | Indie For Bunnies

Pur essendo a tutti gli effetti un prodotto di punta di Netflix, per sforzo produttivo e cast, alla fine ne è anche uno dei cosiddetti best kept secret, perché se ne parla molto poco, molto meno di quanto si dovrebbe. Probabilmente alla fine non la si vede in moltissimi perché comunque si deve iniziare ogni puntata, e adesso sono tante, con la consapevolezza di dover affrontare circa 50 minuti di dialoghi incessanti. Che quello che succede o potrebbe succedere molto spesso non lo vedremo, ci limiteremo ad ascoltarlo.

Io la chiamo “Zwei-Kammerspiel” perché sostanzialmente è un Kammerspiel che si consuma in due ambienti esegetici, quello degli intrighi politici e quello degli intrighi personali, che poi finiscono con l’influenzarsi violentemente a vicenda. La scrittura di Deborah Cahn (che era dietro anche “Homeland”) è brillante, tagliente, pluviale e aggancia mostrandoci retroscena fantapolitici di un mondo infinito praticamente soltanto nei nomi e decisamente plausibile.

Il cast, non ho problemi a dirlo, probabilmente è il migliore da “Succession” e in questa quarta stagione fa esacerbare, finalmente, il conflitto tra Stati Uniti e Regno Unito in un crescendo che toglie letteralmente il fiato. La tavolata nella campagna di Lucca tra presidente, vicepresidente e consorti andrebbe fatta studiare alle scuole di recitazione; mentre l’ultima puntata è una masterclass sulla creazione della tensione in un thriller politico.

Probabilmente non lo vedremo più nella serie, ma Rory Kinnear (se credete di non sapere chi è, googlatelo, perché vi sbagliate) nella quarta puntata fa delle robe che raramente si vedono per televisione.


Source link

articoli Correlati

Back to top button
Translate »