«Ma così rischio di rimanere cieco»

SENIGALLIA Per continuare a vedere ha bisogno di un controllo urgente, eppure allo sportello si sente rispondere che non c’è il posto per sottoporsi all’Oct (la tomogrofia ottica computerizzata): «Agenda chiusa, torni domani. Forse sarà più fortunato». Una lotteria quotidiana dove la posta in palio è la salute. È successo sabato a Primo Gazzetti, ex sindaco di Senigallia, quasi ottantenne, affetto da una grave maculopatia degenerativa. Una patologia subdola e aggressiva che richiede un monitoraggio costante e tempestivo: senza iniezioni intravitreali periodiche e senza gli esami preparatori prescritti dai medici, il destino è segnato.
La testimonianza
La cecità non è una minaccia ipotetica, ma una certezza con cui la sua famiglia ha già fatto i conti: «È una malattia ereditaria – racconta Gazzetti – mia madre ne era affetta ed è morta cieca. So benissimo a cosa andrò incontro se il percorso terapeutico si interrompe».
Per stabilire la progressione del danno alla retina e calendarizzare la puntura successiva, Gazzetti deve sottoporsi tre o quattro volte l’anno all’Oct, un esame diagnostico fondamentale che dovrà fare a vita, alternandolo alle punture. Completato un singolo trattamento, chiede quindi di essere accompagnato nel follow-up e non “scaricato” e reinserito nel bacino generale delle prime visite, dove si ritrova così a contendere un appuntamento salva-vista allo sportello, come se dovesse effettuare un banale esame di routine.
«Siamo tantissimi ad essere colpiti da questa malattia – aggiunge – e per tutti noi l’Oct non è un’opzione o un controllo casuale: è l’unico strumento per verificare se la patologia sta avanzando e per autorizzare la puntura successiva. Essere costretti ad un’odissea burocratica per difendere la propria vista è inaccettabile». Un corto circuito organizzativo che trasforma il diritto alla cura in una corsa ad ostacoli, dove la tempistica clinica si scontra con il blocco delle agende e la mancanza di continuità assistenziale.
«Il rischio per me è molto alto se non riesco a curarmi adeguatamente, sapendo che per questa malattia il tempo di intervento è decisivo – ribadisce, citando poi una buona pratica che avviene non troppo lontano -. Mia sorella ha la stessa mia problematica ma risiede a Fano: lei non deve prenotare, c’è la presa in carico dell’ospedale e viene chiamata direttamente quando c’è da fare l’esame. Non si può fare lo stesso qui? Io, invece, devo presentarmi al Cup, telefonare, sperare di trovare un posto che spesso non c’è e questa cosa è molto stressante. Il dottore la volta precedente aveva scritto che dovevo fare l’esame di controllo entro due mesi ma sono riuscito a prendere appuntamento dopo quattro mesi. Il doppio rispetto a quello che aveva programmato il medico. E non si fa prevenzione così, è chiaro».
Di fronte alle difficoltà, Gazzetti ha provato a segnalare il problema: «Mi sono rivolto anche alla struttura, presente all’ospedale, per la difesa dei diritti del malato senza ricevere risposta – aggiunge l’ex primo cittadino, che chiarisce – non è mia intenzione fare polemica. Quello che vorrei, per me e per tanti altri, è che si prendesse spunto di come sta avvenendo a Fano per poter svolgere questo servizio al meglio per tutti noi perché chi ha una malattia cronica va preso in carico».




