svelati le 4 opere inedite e il tema del 2026
TORINO – La città cambia pelle e sfumature di colori, trasformando ancora una volta i suoi viali e le sue piazze in una galleria a cielo aperto unica in Europa. Giunta al traguardo della 29ª edizione, Luci d’Artista è oramai un’istituzione culturale consolidata che esporta il proprio format oltre i confini locali e guarda già con fermento al 2027, quando la manifestazione celebrerà un trentesimo anniversario che gli organizzatori preannunciano fin d’ora come «esplosivo» e monumentale.
La longevità del progetto ne attesta l’eccezionalità: nata con un nucleo storico di opere, negli anni la rassegna è diventata un laboratorio permanente di arte pubblica capace di attrarre sponsor, partner istituzionali e firme di calibro mondiale, spingendosi quest’anno a dialogare con realtà nazionali ed europee – da Milano a Vienna e Lubiana – e accogliendo maestri internazionali alla loro prima assoluta in Italia.
Quando e quale il fil rouge del 2026?
Il sipario sulla 29ª edizione si alzerà ufficialmente venerdì 23 ottobre 2026 alle ore 18:15, per restare acceso per quasi tre mesi fino al 10 gennaio 2027. Il percorso espositivo, realizzato da Fondazione Torino Musei, conterà complessivamente 31 installazioni luminose, arricchite quest’anno da quattro produzioni inedite e da nuove incursioni geografiche che abbracciano per la prima volta spazi simbolo come il Politecnico di Torino.
A fare da filo conduttore all’intera edizione è il tema Memories and Future Dreams (Memorie e sogni futuri), sul quale gli artisti coinvolti hanno lavorato attingendo direttamente all’identità profonda di Torino per costruire un ponte tra passato e avanguardia: da un lato la vocazione tecnologica e scientifica proiettata nel domani, dall’altro il recupero delle ferite storiche del Novecento, l’eredità gloriosa del tessuto industriale automobilistico e quella tradizione esoterica e magica da sempre cucita addosso alla città. Del resto, come sostengono gli stessi organizzatori dell’evento, fare arte pubblica oggi non significa più soltanto collocare un monumento in una piazza, ma agire come un grande hub capace di connettere le energie vive del territorio.
Le 4 nuove opere in città
Il cuore pulsante dell’edizione 2026 risiede nelle quattro nuove produzioni site-specific che ridisegneranno la mappa notturna torinese:
Tony Oursler – Star*(life) (Politecnico di Torino): È la punta di diamante dell’edizione. Il leggendario artista statunitense, pioniere mondiale della video-arte e della videoproiezione, firma la sua prima opera di arte pubblica in Italia. Un’installazione immersiva centrata sul senso di meraviglia e sul sogno tecnologico, allestita negli spazi del Politecnico.
Flavio Favelli – Poetiche del confine (Piazzetta Reale): Un lavoro denso di memoria civile realizzato interamente con materiali di recupero. Favelli riporta alla luce oggetti e frammenti estratti dalle macerie dei bombardamenti che colpirono Torino durante la Seconda Guerra Mondiale, trasformando una ferita storica collettiva in un segnale luminoso nel cuore aulico della città.
CANEMORTO – The Radiant Van (Installazione itinerante): Il trio artistico italiano rende omaggio al passato industriale e al volto magico di Torino. Partendo da un iconico Fiat Ducato, gli artisti hanno forgiato una grande “lanterna magica” su ruote che attraverserà diversi quartieri cittadini.
Samson Young – Inversions (OGR Torino): L’artista multidisciplinare porta negli spazi delle ex Officine Grandi Riparazioni una suggestiva proiezione luminosa che mette in dialogo la memoria architettonica di Hong Kong con l’immaginario storico del cinema di arti marziali.
A chiudere il cerchio sarà uno special guest d’eccezione, il maestro internazionale della fotografia Massimo Vitali. Invitato a celebrare la dimensione comunitaria e sociale della rassegna, a gennaio 2027 Vitali sarà protagonista di un grande evento pubblico di finissage durante il quale realizzerà uno dei suoi iconici scatti corali dall’alto, immortalando i cittadini radunati attorno a una delle Luci storiche della collezione.
Pervadere gli spazi con l’arte
Durante la presentazione ufficiale, il sindaco Stefano Lo Russo ha rimarcato il valore identitario ed estetico dell’iniziativa:
«Rendere lo spazio pubblico una quinta teatrale e pervadere gli spazi con l’arte: chi arriva a Torino rimane folgorato dalla sua eleganza, e Luci d’Artista rappresenta un’ulteriore valorizzazione in una mescolanza unica di barocco, art nouveau e arte contemporanea. In questi anni abbiamo sistemato la macchina organizzativa e gli aspetti burocratici insieme a Fondazione Torino Musei. E per il trentesimo anno posso già anticipare un piccolo spoiler: vogliamo inglobare nel progetto anche la nuova Biblioteca civica che verrà inaugurata il prossimo 11 dicembre».
Sulla portata internazionale del progetto è intervenuto Massimo Broccio, presidente di Fondazione Torino Musei:
«Siamo di fronte a un progetto che nella sua grandezza rappresenta un unicum a livello nazionale e internazionale. Il format, ormai consolidato, si è trasformato in pura ricerca sperimentale grazie a una rete di collaborazioni che unisce Reggia di Venaria, Accademia Albertina, Museo del Novecento di Milano, Consulta, OGR e Politecnico. Questo 29° anniversario respira già tutto il fermento per l’edizione dei trent’anni del prossimo anno».
Proprio l’ingresso dell’ateneo di corso Duca degli Abruzzi è stato raccontato dal Magnifico Rettore del Politecnico, Stefano Corgnati:
«È la prima volta che l’ateneo si cimenta direttamente in questa disciplina artistica. Intorno all’installazione ospitata nei nostri spazi abbiamo attivato un team studentesco che ha messo a sistema l’interdisciplinarietà dei corsi, dando vita anche a un’opera autonoma che sveleremo a sorpresa. Questo progetto incarna la terza missione dell’università: il dialogo continuo tra scienza e società per restituire valore alla città e confrontarsi con un palcoscenico internazionale».
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