Salute

Liste d’attesa, 3,7 miliardi non bastano: trasformare i fondi in visite ed esami


La Corte dei conti fotografa un problema ormai strutturale per le liste di attesa: risorse non sempre utilizzate, carenza di personale, dati ancora frammentati e forti differenze territoriali. Sotto osservazione anche Cup, agende e diritto del cittadino a ottenere la prestazione nei tempi previsti.

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Non è più, quindi, solo una questione di soldi. Per ridurre le liste d’attesa lo Stato ha previsto 3,71 miliardi di euro tra il 2022 e il 2028, nuove regole, una piattaforma nazionale e maggiori poteri di controllo. Eppure, risorse e norme non riescono ancora a trasformarsi con sufficiente rapidità in visite, esami e interventi disponibili per i cittadini. È la fotografia che emerge dalla nuova relazione della Corte dei conti sull’attuazione delle misure per ridurre le liste d’attesa, approvata con la deliberazione n. 54/2026/G del 13 ottobre.

Un problema strutturale

Il primo messaggio dei magistrati contabili è chiaro: le attese non possono più essere considerate solo una conseguenza dell’emergenza Covid. Il problema è ormai strutturale e affonda le radici in criticità organizzative, gestionali e di programmazione che interessano da tempo il Servizio sanitario nazionale. Negli anni si sono accumulate leggi, programmi e finanziamenti, senza che alla crescita degli strumenti corrispondesse sempre la stessa capacità di realizzarli concretamente sul territorio.

Tra il 2022 e il 2025 risultano stanziati circa 1,845 miliardi, mentre le risorse utilizzate sono state circa 1,580 miliardi. La Corte evita però conclusioni semplicistiche: i dati sulla spesa sono condizionati anche da rendicontazioni incomplete o non omogenee tra le Regioni. Resta il fatto che le disponibilità finanziarie, osservano i magistrati, in diversi casi non si sono tradotte con la necessaria rapidità in un incremento strutturale dell’offerta sanitaria. La conclusione è che il problema delle liste non può essere risolto solo aumentando gli stanziamenti.

Il problema del personale

Il vero collo di bottiglia, in molti territori, è il personale. La Corte rileva che la capacità del sistema di produrre più prestazioni è spesso limitata «non tanto dall’assenza di risorse finanziarie» quanto dalla difficoltà di trovare professionisti sufficienti, soprattutto nelle specialità più carenti. Significa che aperture serali, prestazioni aggiuntive e nuovi finanziamenti possono avere un’efficacia limitata se non ci sono medici, infermieri e tecnici in grado di aumentare realmente l’offerta. Per questo tra le raccomandazioni compare il rafforzamento strutturale del personale attraverso assunzioni stabili.


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